L'Esperienza nelle Parole
Silvio

Nelle parole di SILVIO FEDELI
Assieme ad altre persone, 4 e 11 febbraio 2005
Santa Maria in Pietrafitta (San Giovanni in Marignano)

 

SILVIO - Una volta era dura. Noi avevamo 10,12 bestie. E andare a prendere l’acqua nel fiume perché il padrone non faceva le comodità. E mi ricordo la legge che l’ho trovata io ,dopo il fronte, a Morciano di Romagna che diceva – Quando su un podere agricolo non c’è l’acqua per il bestiame il proprietario è tenuto a sue spese a portare l’acqua sul fondo - . Invece noi rimettavamo tempo, fatica, recipienti e il padrone non ci abbonava di niente . – Se vi sta bene state lì, se non vi sta bene andate via.
Io parlo dell’ultima guerra, prima della guerra, del ’40. Io ho compiuto 80 anni adesso. Son del ’25.
Ancora, ringrazio molto, la memoria ce n’ho abbastanza e quindi se mi chiedete dei ricordi della mia epoca, anche da 70 anni a questa parte vi posso descrivere perché.
Io penso che sta gente che verranno, pochi o molti non lo so, e quindi pressappoco hanno la mia età...possono descrivere...dopo uno magari può descrivere un po’ meglio uno lo può descrivere un po’ peggio...può darsi che non si ricordino, si ricordi poco. Sì, a me, voglio dire, a me queste cose mi piacciono. Mi va bene il programma personale però devo anche dire che anch’io ho consultato, vorrebbero andare più sul sodo...cosa fa l’amministrazione per la nostra vecchiaia, i trasporti e così via ecco. Perché avrete queste domande, dopo le risposte vi trovate in difficoltà a darle perché non siete l’amministrazione comunale eh eh...
Uno racconta le sue esigenze...cosa chiede...ve lo annotate.
Io ripeto...di assemblee ne ho partecipate a centinaia, anche i comizi nei comuni del Valconca...parlo di tanti anni fa insomma no... e quindi a me personalmente mi piace anche questo programma perché chiedete della nostra vita, come siamo stati trattati, bene o male, nel bene e nel male insomma...tutte queste cose a me fanno piacere.
In verità...sta gente che io ci parlo, che siamo tutti amici, io son stato tanti anni in politica, è logico che si aspettavano magari delle domande che non sono inserite nel programma che voi venite a fare qui. Io per quanto mi riguarda penso di poter dare delle risposte in base a i tempi prendendo dal ’30 quando andavo a scuola dal Girasole a piedi a San Giovanni In Marignano ad esempio.
Una volta non c’era i trasporti io avevo 8-9 anni abitando lassù quella volta i miei....a piedi. Le scuole erano dove c’è il circolo lì...quattro scuole...cioè due stanze sotto dove c’è il circolo e due stanze sopra. Quattro maestri : il maestro Arducci , la maestra Filomena, la maestra Mena e il Maestro Mancini me li ricordo uno per uno... e quindi...però si andava a piedi eh...piuttosto che il pane nella borsa....
Andare a San Giovanni sono poco più di tre chilometri e...quanto ci voleva...tre quarti d’ora.
L'ALTRO SIGNOR - A tornare a casa ci voleva anche due ore!
SILVIO - Perché cla volta la nera cum ades...la mi ma la giva a fè le facend dla maestra Mena, la moj di.........
E allora sicom a sò nèd il 31 dicembre del ’24 ventiquatre i ma mand tla scola sa cli del ventiquatre.
Alora io ciò il prime....na volta us chiamèva la pagella, l’attestato l’ho come memoria io . sono andato alla scuola e nella scuola il direttore m’ha messo 31 dicembre 1924, inveci sono il primo gennaio, a tutti gli effetti 1925, militari e civili siccome la mia povera mamma, quella volta da magnè l’era poc, l’andeva a fè le facende a pid i lagiò...allora amico della maestra, amico del direttore della scuola...lha det... –ma burdèl venì sa qui del 24 , perché i fé perd un an...- e mi ricordo chi ia det – lo metteremo per riscaldare i banchi-
Allora fortuna volle o destino volle, io ho fatto la quinta e poi quella volta si andava con le pecore dopo, fuori...non è come adesso eh...son passato tutti gli anni e le scuole nuove non sono andato per niente quaggiù dove c’è il comune adesso. Quelle son state fatte nel ’34...e io non sono andato per sto fatto perché purtroppo ero piccolo...sono piccolo anche adesso, son passato tutti gli anni, ho fatto la quinta e qui si smette perché si andava a lavorare nei campi.
Quindi raccontare la vita per me è bello.

UOMO - Il turno di notte...questo l’ho fatto tre anni, avevo 36 anni perché io potevo dormire due/tre ore quando staccavo da lavorare la sera alle sei fino alle nove che andavo giù a lavorare. Però m’aveva preso una gran cosa che io non ce la facevo più a dormire. Sentivo camminare i gatti nella strada. Anni cattivi , ma erano anche anni buoni, eravam giovani.
UOMO - Io ho lavorato 11 anni di notte, il giorno a casa. Lavoravo a Riccione da “Magnanetti”, dalle 8 di sera alle 5 e mezza del mattino. A sviluppare i rullini. Otto, nove, dieci ore di camera scura non era poco. Ho lavorato dal ’78 all’89.
DONNA - Io avevo 27 anni. Mio figlio aveva sette anni quando siamo venuti a S. Maria.Ce n’ ho uno solo di figli. La casalinga? No,  le pensioni. Dopo, quando si ritornava a casa, con la bicicletta, si faceva le faccende di casa, il mangiare, i bambini d’andare a prendere, tutte quelle cose lì si faceva. Dormire era poco, quando erano fatte tutte quante le faccende, di tutto, c’era da lavare e da stirare. I panni li lavavamo in campagna.
DONNA - A lavorare non ho fatto fatica, non ho paura , ma neanche adesso. Si era giovani, non si pensava neanche al lavoro. Allora noi, adesso, tutti, il sabato al centro sociale di S. Giovanni tutto volontariato andare a lavorare? Da mangiare facciamo le tagliatelle, gli gnocchi, gli strozzapreti. Poi c’è il secondo, i contorne, la verdura...
UOMO - La pulenta i la ‘n vleva, i vleva i tagliadele, i vleva i pasatén, i vleva i caplét, i vleva i caneloni. I vleva un bon arost, ad vidél. L’era cla roba quela su’il vléva! La pulénta e i fasciol...schif!
DONNA - E perché i raz? La pulenta sa i raz? Che c’era il mi por ba...” Polenta con usei!”
UOMO - Io ho iniziato a lavorare che avevo 12 anni. Somaro nelle scuole. Non avevo voglia di studiare. Ho iniziato a lavorare a Cattolica a fare il cameriere a 13 anni. D’inverno lavoravo coi muratori, con mio cognato. Sempre così, d’estate il cameriere, d’inverno il muratore. Fin che dopo sono entrato due anni all’ospedale di Riccione con la Croce Rossa. Era il 1982, sono entrato nei vigili del fuoco dove ho terminato la mia carriera dopo 20 anni di lavoro. Ora sono in pensione e mi dedico a qualche cosina in qua e in là. Stop.
Passioni io le ho tutte e non ne ho nessuna.
UOMO - Eh...se c’è qualche sposina...
UOMO - Dopo l’intervento è molto più difficile!! Aspetta...aspetta...il lupo perde il pelo ma non il vizio...quello è vero...però è dura!
UOMO - so andèd a lavuré ma la furnèsa che e capo l’è i là...fra tot avrò lavuré 22/23 an ma la furnèsa dop ho smés e so vnud ma Santa Lucia. Ho sempre lavuré ...mo una masa! La nostra gioventù chi è che in a lavurè...e vita cativa!
UOMO - Pulénta e pan fort!!
UOMO - E poc cundid!!
DONNA - Anche a far da mangiare...toccava fare sempre una cosa alla meglio.
SILVIO - Io il lavoro ho fatto il contadino, abbiamo lavorato la terra giorno e notte. La notte con i buoi e le mucche e l’era pin d’ ciarabigle! E pu quant avnimie a chésa a ime d’andè a to na bocia d’acqua tel Tavol, per li bestie perché an l’avime. Chi padron l’aeva d’avé fè, in base a cla lege che aveva fat Mussolini del 1923/24( ventitre, ventiquatre) però i digiva “ ........sno andè via....!” U lavor  a gnéra invèl...custrét a fè cla vita : ciarabigle, andè a to l’aqua tal Tavol, a durmì poc perché il temp a gnéra da durmì ché bsugnéva andè a fè l’erba, bsugnéva andè fè un po d’roba, e cla vita, prorio come giva iché  Bartoli, l’è na vita da chén . Fino el ’56 che dop a sim andè via, e sim andè a lavurè si muradur cla volta fin a che a so andè in pension!
Il prubléma l’è un elt, l’è che nun chavim una masa ad temp.
La maggior parti in Italia, avim 7, sèt million ad gént, l’è ben a riferirl, c’ha chiapèn di pinsion da fèma, che l’è na cosa ridicla! Ei presempi a so stèt dai sindachèt, ho sempre protestèd per la marchetta, per mèt la marchetta...na pla marchetta chele chi passa!!!...
Però mi dicevano “io meglio di così non posso fare”, perché quella volta generalmente erano tutte ditte artigiane no! E allora un e dèva una chésa per cinc milliun, clèlt u la dèva per quatre e mez, clèlt ul dèva a quatre...e dop nun a paghèmi le conseguenze! Perché al marchèt in cil mitteva!...e quind dop ad tant lavor , prima da cuntadin e da operai poi....e viv sa na pension clè ridicla. Perché, us po dì che è nessuna vergogna, a chiap 540,00 Euro al mese, 545,00 e perché è fatiga a sbarché u lunèr!!!
DONNA - ...e poi ancora siete tutti e due.
SILVIO - La mi moj l’a chiapa quel delo coltivator dirèt...420,00 Euro. La vita l’as fa dura ogg benché, personalmente, me an m’lament mai! A dig , sa la mi moj, a spindim quil chavim, al dividim, l’è cinquantamila frènc al dì, quarènta, trenta, quel clè.
SILVIO - ... L’aveva dét a l’assessore mi Servizi Sociali, perché la cosa più vergognosa l’è quand che nu anzièn avim bsogn d’una visita, e cha sim suggèt più nun mal visite specialistiche, perchè l’età la iè! U iè du mis, du mis e mèz....
Si sold la fa il dì dop! Quindi ma me personalmente, il mel dis anche clilt, che l’è isé, però u mè capité du, tre volte. Per esempio andè a Riciun, avè un foglio no, e un um dgiva che bsugnéva cha vag subte, clèlt giva che a putéva aspitè, e io ho avu paura. Sa 120 Euro i mla cavè subte...sno i era da aspitè du mes e mèz, tri mes.
Quindi la sanità, che per noi anzièn.... doveva avere una prevalenza! Io non ho difficoltà ad andare a parlare. Sa 120 Euro ...fa subte. Però io so della gente che magari ha fat i debte sora la chésa per le malattie! Le malattie è una cosa seria. Per questo vorrei coinvolgere gli assessorati, che si mettano in contatto con la USL di Riccione, nel nostro caso, la USL di Riccione, per vedere come si può risolvere, perché si può risolvere sto problema!
L’anzièn an po’ aspitè 2-3 mes una visita specialistica perché noi siamo anche soggetti...anche i giovani...ma noi ad avere più bisogno dei giovani. Quindi certe cose bisogna dirle un po’. Ecco perché avevo già accennato che mi interessava che ci fosse l’Assessore ai Servizi Sociali.
SILVIO - Ecografia, mi sentivo un po’ affaticato. Vado a fare le analisi del sangue e c’avevo sta ricetta per farmi sta ecografia al cuore, allora a Cattolica dove si paga, mi dice a Rimini due mesi, A Riccione un mis e mèz, a Murcèn anche più...A pagamento? “Si può fare a pagamento, guardi c’è il dottore lì nel corridoio”, dove i fa le analisi del sangue. Aspèt...u scapa...” Ha bisogno lei?” Dico sì, questa...ma l’ha fatta il dottore....sta na muliga pensieros...l’ha dét...a pagamento...alla cassa ormai ho parlato così. L’ha dét “ Aspetti che gliela faccio a mezzogiorno”. O dét... Dottore ma devo andare a casa...non si può fare prima? U ma dét: “ Venga con me”. Andèm giò ma la cassa.
Ho pagato 104,50 Euro, la memoria non m’inganna anche se fosse 10 anni indietro...ame l’arcord!...”Venga su , fra un’ora gliela faccio”. A so andé su. L’è vnud fora, l’ha dét “Venga dentro”...me l’ha fatta subito.