Negli oggetti: IL BARCO Dalle parole di Corrado Bianchi, Luisa Siviero, Severino Guccioni e Virginia, 15 marzo 2005 Pianventena (San Giovanni in Marignano) CORRADO - A proposito di trebbiatura, e’ Bérc, il barco, era la mucchia di tutti i covoni delle spighe messi nell’aia. Poi quando arrivava la macchina c’è chi andava sopra il barco e buttava giù i covoni dentro alla macchina trebbiatrice, chi dalla macchina cercava di incanalarlo nel suo imbuto dove veniva macinato poi dopo c’era il separatore che buttava fuori il grano e di qua la paglia e la pula e sotto c’erano altri operai che prendevano il grano da una parte e lo insaccavano. Lo portavano via a quintali eh, sulle spalle e lo portavano su nei granai del padrone di casa, su per quelle scale!!! VIRGINIA - Cosa si mangiava quando alla fine del lavoro pranzavate? SEVERINO - Il pranzo matrimoniale di allora non era da paragonare a quello che ci preparavano i contadini! CORRADO - Dicevo pure, erano momenti di miseria quindi quando c’erano queste occasioni di scambi di lavori tra contadini, il contadino che dava il lavoro dopo organizzava da mangiare. VIRGINIA - Cosa? SEVERINO - Al mattino chi lo voleva c’era il caffè e il latte con la ciambella. Nelle Marche eh, io parlo sempre delle Marche, in Romagna non ti davano da mangiare!…No no …ma io te lo dico sinceramente! Pensa che a me addirittura è successo nel 66, in Romagna, d’estate ho fatto la trebbiatura, addirittura c’hanno tolto la carrucola al pozzo dove si andava a prendere l’acqua per bere. Non dico altro perché quella gente ancora qualcuno è vivo, allora far nomi non mi piace. Sì, la trebbiatura da noi nelle Marche era una festa! A mezzogiorno c’erano le lasagne al forno, le tagliatelle, quelle che riempiono le budella! La pasticciata che da noi era una vera specialità! CORRADO - C’erano anche delle grosse pentole di oca con le patate. LUISA - A Zurigo , in Svizzera, degli italiani ammazzavano i cigni del lago : li avevano presi e messi sotto la neve, ammazzati per mangiarli. SEVERINO - E io a Losanna volevo prendere dei merli! Allora mi è venuto in mete che da noi quando faceva la neve , con due mattoni, si metteva un mattone così con uno stecchino in bilico che teneva su l’altro e qui ci si metteva qualcosa da mangiare. Allora quando l’animale andava lì sotto tiravo un pochino e…puf! Con lo stecchino senza filo! E allora ho visto che c’era una donna che guardava ( io avevo seminato anche li vicino un po’ di prezzemolo, qualcosina insomma, e allora sta donna ha chiamato la polizia. Dopo un quarto d’ora arrivano Gli ho detto “ Cosa succede?” E loro : “ Cosa sta facendo qui?” Dico : “ Sto lavorando il podere, sto mettendo giù delle cose per la casa.” E lui : “ Quelli là cosa sono?” “ Dei mattoni!” dico io “E perché sono lì? Attenzione eh! Sappiamo che voi italiani siete appassionati della caccia e qui ci sono gli animali, attenzione perché vi prendiamo e vi mandiamo a casa.” LUISA - Sì, quelli dei cigni li han mandati a casa. SEVERINO - Anche la raccolta delle lumache, che loro hanno delle lumacone che sono così no, solo che chi le mangiava doveva andarle a raccogliere di nascosto! CORRADO - Fino a 15 20 anni fa le lumache si trovavano anche qui, nei rovi, nei fossi ma adesso non ci sono più. SEVERINO - Ancora ci sono in campagna, a me m’hanno mangiato l’insalata! CORRADO - Sai che se nell’orto hai problemi di lumache che ti mangiano l’insalata, senza usare quei prodotti chimici, usa la cenere. Mettila intorno all’insalata, la lumaca sulla cenere scivola, non riesce a camminare. SEVERINO - A me la caccia piaceva, se trovavi un animale che potevi sparare…bon se lo prendevi bene se no …ciao. A’ fém come i tedeschi : Soldato che scappa è buono per un’altra volta!” e così. VIRGINIA - Quindi andavi a caccia da giovane. SEVERINO - Sì, sì, li facevamo da noi i fuciletti, una roba da ridere, la canna era quella che si usava per dar l’acqua alle viti, in ottone, poi dietro si faceva un buco, si metteva un perno interno e un buco sopra, un pezzettino di tavola, si mandava giù qualcosa poi uno stava così col fucile e l’altro con un fiammifero…i pallini cadevano lì! Era una roba!Ci divertivamo, non era perché era caccia. Dopo sposato sono riuscito a comprare un fucile che ancora ce l’ho. Sono andato, che m’hanno portato, nelle riserve, gente anche abbastanza importante…ho avuto occasione col presidente del Tribunale di Rimini. Il I° ano abbiamo fatto conoscenza, si parlava del più e del meno, il II° anno che ci siamo ritrovati di nuovo su quella riserva a Lunano, lui ha chiesto di me, ci siam visti, una stretta di mano, tutta la giornata ha voluto stare con me. Si rideva e si scherzava. |
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Negli oggetti: IL PRETE E LA SUORA Dalle parole di Silvio Fedeli, Cristina, Mario e Silvio, 4 febbraio 2005 Santa Maria in Pietrafitta (San Giovanni in Marignano) SILVIO - Io voglio ripetere che questo era il riscaldamento da tanti anni addietro che adoperavano le famiglie contadine perché non c’era altra via per riscaldare il letto quando faceva la neve ed era freddo. Quindi io posso riaffermare come ho detto prima che l’abbiamo la mia famiglia adoperata fino al ’65 anno in cui è venuto un po’ di sviluppo non solo in casa mia ma in tutte le famiglie credo e quindi abbiamo messo il riscaldamento nelle stanze, nella sala, nella cucina, in tutti i posti e questi qui sono andati a finire in soffitta. Adesso è una cosa antica. In tante famiglie ce n’erano più di uno perché c’erano delle famiglie di 8/10 persone, i letti erano 3-4 e come tale bisognava avere anche 3-4 di questi. CRISTINA - Nella suora metti un po’ di cenere e poi ci mettevi il fuoco e poi si copriva perché se no faceva i dispetti. Si bruciava il letto! Ci volevano due ore, due ore e mezza per riscaldare. SILVIO - Nel letto matrimoniale mia moglie me lo metteva dalla mia parte perché quando arrivavo anche la mia parte era ben riscaldata insomma. Messo via questa cosa di preti e suore ...c’era la moglie dentro! DONNA - E il marit non c’era mai a riscaldè!! SILVIO - Ci riscaldavamo a vicenda. Una volta eh!!! va bè ma io non mi lamento perché sono stato abituato il frutto a mangiarlo nei suoi tempi! Fuori tempo ad esempio i pomodori la mia moglie li mangia, invece io non li voglio! Orami è passato il tempo. MARIO - Però ti fa gola ancora! Il pensiero non muore mai! E’ sempre giovane. SILVIO - Oltre questo ce n’era un altro col manico per quando c’era un’emergenza us chiaméva el scaldalèt. El manghe alora u si metteva e fog, u si scaldèva anche sa quel. Sempre per riscaldare il letto prima di andare a dormire. Tiravi giù i lenzuoli e quello era bollente perché si metteva il fuoco e poi u si striscéva mi lenzol insomma per ché non si poteva lasciar fermo perché si bruciava il lenzuolo che po’ una volta una volta c’erano le foglie del granturco per fare il materasso! CRISTINA - Si faceva il saccone no il materasso. Era un saccone grande che prendeva tutto il letto e poi dopo si metteva le foglie dentro con 4 buchi che dopo ,da una parte, si muovevano tutte le foglie! Allora si pareggiava tutto il letto con le mani, da una parte e da un’altra. C’erano i 4 buchi da mettere le mani dentro e poi si stava bene con quelli. Era caldo. Per lavarlo bisognava guastarlo e poi rifarlo. E dopo s’apriva da piedi e da cima. Da una parte si lasciava aperto, le foglie si levavano e poi quello lì si lavava. Dopo si metteva le foglie nuove, quando si raccoglieva il granturco. Appena fatto si stava bene! |
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Negli oggetti: LA GRATTUGIA E IL NASPO Dalle parole di Pina Arduini e Silvia, 25 febbraio 2005 Santa Maria in Pietrafitta (San Giovanni in Marignano) SILVIA - Quello che ci piacerebbe sapere è chi ha fatto la scatola, come veniva fatta, come si usa, quanto tempo fa si faceva e una storia legata a questa. PINA - Ma io non so se l’han comperata fatta così oppure se c’era un falegname che l’ha fatta. Qui dopo c’ha il suo cassettino da tenere il formaggio, lì si grattava il formaggio quando c’era bisogno, poi si chiudeva, poi c’era il suo chiodino da attaccarla sulla parete della cucina. SILVIA - E questa si usava quanto tempo fa? PINA - Sarà 70/80 anni. Prima era dei miei genitori, i suoi genitori, insomma sta grattugia sempre a posto perché ci piaceva tenerla, era una cosa che era un ricordo dei suoi genitori. SILVIA - Poi sarà fatta sicuramente a mano! PINA - Non lo so , adesso io l’ho trovata lì, da quando ero io giovane l’adoperavo. Adesso non l’ho usata più, l’ho messa sulla soffitta, l’altro ieri l’ho vista, ho detto toh vglio andare a vedere nello scatolone se c’è quella grattugia, quella è roba antica. SILVIA - Questo come si chiama? PINA - Il naspo, adesso è fatto rotondo, è fatto diverso invece quella volta magari quando si aveva bisogno, si guastava una maglia allora, dopo per far la matassa non c’era altro, si cominciava con questo. SILVIA - Come funziona? PINA - Per cavarlo…funziona così e viene fuori la matassa. Non bisogna sbagliare perché va incrociato, vedi bisogna andare giù così, su su. SILVIA - E dopo quando si sfila via non si intreccia ancora? PINA - Dopo la matassa viene fatta bene! Questa roba c’era! S’è buttato via tutto perché tanto cosa ne facciamo? Dopo non si adoperava più, le tele, il telaio, si faceva la tela…mamma mia quante lenzuola, anche troppe che dopo ancora le ho in giro che dan fastidio. Ah io dopo sposata quando c’era la mia suocera ha fatto le divisioni. Un fratello di mo suocero quello che è andato via a Genova aveva 100 lenzuola che si arrotolavano tutti. Loro filavano sempre la sera, la ia suocera filava di continuo. SILVIA - Ma non li vendevano? PINA - No, perché li facevano tutti quella volta.Si metteva giù la canapa nella terra quando era l’ora si faceva bella..e poi si portava nel fiume, nell’acqua a macerare e poi si portava a casa..la grèma..poi si cominciava a pistarla quella lì, dopo veniva fuori la canapa e dopo si filava. Una volta c’era un lavoro da matti, troppo troppo. SILVIA - E’ vero che si faceva anche il corredo? PINA - Eh sì..a me la mia mamma me ne ha dati 12 di lenzuoli me a dig “ Guerda che an ne voi tanti, dopo che me ne faccio!” Dopo ne ho avuti parecchi anche da mio marito che anche loro ne avevan molti. SILVIA - I corredi si facevano sia ai maschi che alle femmine? PINA - Sì. SILVIA - Il corredo in che consisteva? PINA - Le tovaglie, le lenzuola, la mia suocera c’aveva dato le mutande, gli slip, la roba anche personale. SILVIA - Ma erano tutti fatti a mano o si comprava anche? PINA - Molti si facevano anche a mano io difatti coi miei fratelli, quando ero giovane, avevo tre fratelli, mio babbo, allora io cucivo, li facevo tagliare dalla sarta poi cucivo tutte le mutandine fatte come vanno adesso, c’erano i boxer come si chiamano, per l’estate, per l’inverno felpate e poi i pantaloni lo stesso andavo dalla sarta me li tagliava, io li cucivo tutti, mi ricordo quando mi dovevo sposare, sempre la sera a vegliare fino a mezzanotte e passa per poter cucire tutta sta roba ai miei fratelli, dopo la mia mamma rimaneva sola e allora così…le camice…, tutto tutto si faceva quella volta. Anche alle mie bambine le mutandine,, i vestitini, dopo una volta mio suocero era andato a Lunano, nel paese a trovar sua sorella che lei abita a Genova, era qua in ferie e allora c’era una macchina a piedi da cucire” Davide compraci quella macchinina ma la Pina dai che a lei ci piace tanto cucire! “ “ Quanto costa” chiede “ 30.000 lire” vlèva cla volta e allora la prendiamo davvero va là e la prendiamo. Dopo stavo su anche alla mattina presto alle 4.00 - 4.30 per cucire che dopo magari al giorno c’era meno tempo. E la mia suocera mi diceva “ Quant’è che sei stata su?Perché ‘n me chiamèd anca ma me che almen io faceva qualcosa d’altro! Ah Ah….. |
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Negli oggetti: L'URINEL Dalle parole di Pina Arduini, 25 febbraio 2005 Santa Maria in Pietrafitta (San Giovanni in Marignano) PINA - Quando mi sono sposata mal lavabo c’era il brocchetto, il catino che ce l’ho ancora nuovo e poi c’era il vaso cos’, era di smalto e c’era la righina blè, però quello dopo un pochino non era più bello lo smalto, dopo son venuti fuori anche di coccio, avevano dei bei fori, ma una volta una battutina una volta un’altra …e dopo è v’nu fora sta plastica . Mia mamma diceva che con quelli stiamo più contenti, più tranquilli. I miei suoceri, loro poveretti avevano anche il bagno lì vicino alla camera, abitavano a Gabicce Mare, prima son stati qua, dopo sono andati a Genova e allora loro prendevano uno per parte, nel suo comodino lo tenevano senza andare lì nel bagno che d’invern il riscaldamento non c’era, la mattina lo portavano nel bagno e noi che non l’avevamo il bagno quella volta in campagna lo portavamo giù nel letame dove c’era il mucchio delle bestie. |
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Negli oggetti: LE FOTOGRAFIE 1 Dalle parole di Dina e Domenico Avanzolini, Luciano Bartoli, Silvio Fedeli, Davide e Silvia, 18 febbraio 2005 Santa Maria in Pietrafitta (San Giovanni in Marignano) DINA - Eravamo tre classi, la I, la II e la III, tutta una classe. E lì eravamo sopra una strada, sopra un greppo, didietro c’era un bosco. Eravamo tutti questi bambini e il maestro che era di Tavullia, si chiamava Giovanelli Giuseppe. Aveva 23/24 anni, di più non aveva. Io facevo la I, mio fratello faceva la III e lui la II. Eravamo vestiti di nero col colletto bianco. Ce li faceva la mamma i grembiulini. La mamma comprava la stoffa e poi ci faceva il grembiulino e poi il collo bianco, tutto a mano. Era metà maggio, adesso bene non mi ricordo. Era già cominciato il caldo. Sì, sì avevamo i sandalini. Questa foto ha 68 anni. Questa si chiamava Filomena. E’ una casalinga questa, c’ha due figli. Questa gli è morto il marito, c’ha un figlio e abita a Tavullia. Questo è mio fratello, abita laggiù vicino alla Metalmobil, vicino il Cariba. Sono andati via quasi tutti quelli di santa Maria, sono rimasta solo io. Sono andati a Cattolica, abitano a Montalbano, un po’ a Tavullia. Questa si chiama iole Signoretti. Questa Buscaglia Maria. Questo si chiama Olivieri mario. Sì, mi ricordo bene. Bertoldini Giuseppina che lei poverina è morta quand’è passato il fronte. Ha avuto il tifo, non c’era niente, è stato quei giorni proprio che è passata la guerra lì e lei stava tanto male, è morta a casa. Questa sono io. Quello si chiama Bruno, non mi ricordo il cognome, questo Franco, questo Piero che abita a San Giovanni per andare nella Conca. Il maestro dava una lezione alla I, poi mandava avanti la II magari gli faceva fare un problema e poi gli altri li faceva andare alla lavagna così, eravamo tutti assieme. Non era la scuola come adesso. Non era buono come maestro. E poi era un maestro che c’aveva la fidanzata che faceva la scuola a Pieve Vecchia in campagna, ci portava sempre là, faceva pochi giorni di scuola per andare dalla fidanzata! Quando c’era il tempo buono che era asciutto allora prendeva i bambini e andava dalla fidanzata e giocavamo noi bambini con i bambini della fidanzata tutti insieme e loro rimanevano in pace. Insegnava storia, matematica...osteria se dava le punizioni!!! Ci arrivavano delle bacchettate sulle mani! Buscaglia Filomena, Gessi Orfeo, Avanzolini Armando che è mio fratello, Uguccioni Piero, Avanzolini Pio che è il mio fratello che lui non c’è più, Avanzolini Dina che ero io. Perlini Rosina, Fuscaglia Iole, Giuseppina Bertuccini che è quella che è morta, Arduini Iole, Fuscaglia maria, questo non mi ricordo chi è...questo qui si chiama Bruno, Franco, si chiama Olivieri Mario. Maestro Ferelli Giuseppe.
LUCIANO - Questo ero io con le mucche, ero a Fanano. Sempre quei lavori da cuntadin! Questo qui è quando mi son sposato. Mi è toccato prendere le scarpe di ricambio perché su in montagna, dove era la mia morosa, erano 300 metri di strada. Quella mattina l’acqua ne ha fatta molta molta e m’è toccato prendere le scarpe nelle mani. Nel ’59 è venuta l’alluvione a Ancona. Nel ’59 il 5 di settembre! E’ stato un giorno bello. Quella volta le macchine erano poche e c’era lì uno che si chiamava Pierani, ci ha portato lui...sno’ sempre a piedi! Da mangiare l’abbiamo fatto a casa nostra che non si faceva quella volta nei ristoranti perché i soldi ce n’erano pochi. Non è come adesso che si spende milioni e milioni. Abbiamo mangiato : le lasagne e le tagliatelle, i caplét. Dopo il polo, il coniglio, le anatre, tutta roba nostra da contadini. Frutta adesso non mi ricordo. Dolce : la torta fatta in casa. Eravamo una settantina. E così è stato quando abbiamo fatto il battesimo della prima bimba...settanta e sempre in casa. Da noi il bello è stato quando i miei suoceri, suo babbo e la sua povera mamma han fatto le nozze d’oro . Sono ritornati nella stessa Chiesa e i due figli gli han fatto da testimoni . Mia figlia si è sposata, la prima, la grande e noi abbiam fatto 25 anni di matrimonio e i genitori del mio suocero lo stesso, 25 anni. Speriamo di fare i 50 anni! Però una coppia non c’è più, al mio genero gli è morto il papà. DINA - L’abbiam fatta quando eravamo contadini a Tavullia, è un bel ricordo. C’è mio padre, mio fratello e tutti i miei vicini. Era la macchina di uno di Montegridolfo che si chiamava Ferini. Questo qui era il padrone Pierino Benelli. E poi ce ne son tanti, più di una trentina. Era il 1942. La bandiera era perché c’era il milite, che era tempo di guerra. Ecco, quella volta due quintali a testa lasciavano. Due quintali e poi il resto andava ai comuni, così per dare da mangiare allo Stato. DAVIDE - Dunque quelli che producevano il grano potevano tenersi solo 2 quintali? DINA - Sì e l’altro allo Stato, alla guerra . E questa è la moglie del milite. DAVIDE - Quello è un militare dell’esercito di Mussolini? DOMENICO - Sì,sì,sì e questi qui son tutti i miei vicini, quelli che facevamo cambio per battere perché ci voleva molta gente. DAVIDE - Dove sei tu in questa foto? DOMENICO - Non c’ero io perché, sta a sentire, era mezzogiorno, avevamo 18 bestie nella stalla, mentre che è passato Candiotti il fotografo, io ero nella stalla a darci da mangiare e io non c’ero quindi. Questo qui è mio fratello, questo qui è mio padre, questo qui era Bruno che mentre che lui scattava , lui correva per non farsi prendere!Eravamo 2 famiglie lì! Allora quando si vedeva queste macchine si era curiosi di andare a vedere. Era il mese di Luglio, il 1 luglio. DINA - Guarda la macchina, la macchina da trebbiare il grano, vedi questa cinta? Ecco, la cinta prendeva alla macchina e al trattore e così girava il battitore, scappava il grano. DAVIDE - Ci dice ancora i nomi delle persone? DINA - Questo qui è mio fratello, questo qui Vito De Magna su una cova, a dag i nom isé perché anmarcord, Ferrini sopra il motore, il padrone, vede quel cappello lì: Pierino Benelli il padrone, Gigi ad gès tanti tanti. Il milite non lo so, c’aveva i gambaletti, il milite e la sua moglie. Io tengo questa fotografia come un bel ricordo, molto molto. DAVIDE - Luciano raccontami un po’ sta storia delle gare dei covoni di grano! LUCIANO - Chi li faceva più belli, più battuti, più aguzzi. Il padrone portava i quintèl tla capana acsé, quand ch’indvinèva chi fèva i quintèl giost ui dèva una sigaretta che già era molt. Era molto. SILVIA - In dialetto come si chiamavano quelli? SILVIO - Il Barco, La barca, sno i pagliai! C’era due modi di farli : La Barca era lunga 10 metri, secondo il podere, poi veniva coperta....Il Barco invece è rotondo. Erano tempi brutti ma erano anche belli!
SILVIO - A poca distanza di qui, a una via che si chiama Via ça Bordoni, i miei avevano un pezzo di terra. Ho lavorato la terra fino a 30 anni , dopo, la famiglia era numerosa, i miei sono andati a lavorare la terra come contadini, cloni, mezzadri. Quella volta si chiamava mezzadria che oggi è scomparsa, e quindi con sto’ podere grande che siamo stati 23 anni. Poi è venuto lo sfasamento dell’agricoltura,cominciava ad esserci un po’ di lavoro, un po’ d’artigianato, un po’ chi andava a lavorare si muradur, chi andava a lavorare con altri quindi si è cominciato a lasciare tutti questi poderi perché la vita era una vita dura. Noi come famiglia non avevamo neanche l’acqua da dar da bere alle bestie e quando noi andavamo dal proprietario , quella volta prima della guerra, a dirci che ci facesse una cisterna, una comodità per abbeverare il bestiame, ha detto : - Se vi sta bene state lì, se non vi sta bene andate via.- La legge c’era, voglio riferire che l’aveva fatta Mussolini , non perché io sono di Mussolini per carità al mondo, sono contro, però quella legge io l’ho trovata dopo il fronte e diceva che quando su un podere agricolo non c’era l’acqua, il proprietario del podere era tenuto a portarla a sue spese, quindi era una legge giusta e sacrosanta e loro si ricordano anche loro, si ricordano tutti! La mia famiglia si è divisa. Uno, questo, è andato a finire nelle miniere del Belgio, per costruirsi la casa, questo è il mio fratello che siamo stati assieme fino all’ultimo, che ci siamo aiutati a costruire una piccola casa, lui con la sua famiglia ed io con la mia moglie perché non ho i figli e siamo andati avanti così fino ad oggi che siamo qua. Voglio ribadire che quei proprietari di allora che a noi ci hanno trattato in quella maniera, il loro capitale è quasi andato tutto sparito! Non hanno fatto una gran fortuna. Qui a San Giovanni avevamo due grossi proprietari : I Spina e avevano 30 poderi, i Corrucci, i proprietari nostri, ne avevano 18 e anche loro si sono sbarazzati…è andato a finire tutto all’avaria! Tutti questi proprietari grossi si son mangiati tutto, perché dopo quando siamo andati via noi, hanno cominciato a mettere gli operai, a darli in affitto, questi appezzamenti grandi si sono un po’ sparsi, un po’ divisi anche fra di loro e piano piano …a sparì. DAVIDE - In che giorno è stata scattata questa foto? Perché l’avete fatta? SILVIO - Quella volta la famiglia era una famiglia unita me lo diceva mio babbo, io sono qui, avevo alcuni mesi , era il 1925…e miei hanno fatto venire sto Quinto Candiotti denominato il Mago della Foto perché fra l’altro aveva una parentela coi miei, la mia mamma e la mamma di quello che ha scattato questa foto e il babbo di quello che l’ha scattata erano cugini. |
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Negli oggetti: LE FOTOGRAFIE 2 Dalle parole di Luisa Siviero e Virginia, 15 marzo 2005 Pianventena (San Giovanni in Marignano) LUISA - Ho l’originale più piccolo, poi l’ho fatto ingrandire. Questa sono io e questa è mia sorella quella che è a Torino e ha 18 mesi più di me, si chiama Lena. Luisa, Lena, Lella, Lina, Loris, Linda è mia mamma. Tutti con la L, sette sorelle e due fratelli. Mio papà Attilio, mia mamma Linda. Comincio da mia sorella più grande che è questa qui, tra me e lei ci sono 20 anni di differenza. Io la più piccola e lei la più grande. Questa abita a Udine, si chiama Lina, ha 85 anni. Poi c’è mio fratello Loris, poi c’è Annamaria, poi c’è la Lola…ad essere sincera questi sono i nove vivi ma mia mamma ne ha avuti 18. Una volta morivano molto presto…comunque c’è la Lella, poi la Brunetta che è questa qui, poi c’è Antonio, Leda, Lena e Lisa. E qui sono quei due che sono morti. Lui aveva 57 anni, morto di quelle malattie che non perdonano e lei uguale, aveva 68 anni…noi siamo ancora tutti qui. Nove morti…qualcuno appena nato, una di tre anni, una di due, qualcuno anche abbastanza grandino. VIRGINIA - Luisa, queste foto dove le avete fatte? LUISA - Questa qui l’ho fatta in una trattoria che noi avevamo ad Adria, dove dicevo che avevo un rifugio privato sotto questa trattoria e qui…siamo fuori in giardino. Era anche un crocevia questa trattoria per questo le strade, il via vai che c’era, la stazione vicina…abbiamo anche le fotografie di quelle case, le pitture proprio. Ieri guardavo le foto e pensavo che una volta si era molto più vecchi…guarda qui mia mamma avrà avuto 50 anni! Guarda la differenza di una donna di 50 anni di allora e una di adesso. Mio papà lavorava col cervello, non con le mani. Lui compra-vendi…comprava una fattoria poi veniva a casa , domani andiamo lì, faceva i bagagli…sembravamo gli zingari , una volta il forno, una volta la macelleria, lui comprava e vendeva…anche bestie…si era commercianti, imprenditori, aveva una testa! E lui avrà fatto al massimo la seconda elementare. VIRGINIA - E della mamma Luisa cosa ti ricordi? LUISA - Mia mamma faceva la sarta nonostante avesse tutti sti figli. Perché poi in casa non eravamo solo noi, c’era una sua sorella che non stava bene,che era vedova, allora veniva lì coi figli poi oltre alla mamma che faceva la sarta avevamo una sarta fissa perché sai una volta si facevano i vestiti in casa non si andava a comprare, difatti io ho un ricordo bellissimo di mio papà quando faceva la spesa che andava a comprare la stoffa, prendeva dei pezzi interi per fare la camicia da notte, le mutande..e lei ha sempre lavorato così. VIRGINIA - Mi dici qualcosa dei tuoi fratelli e sorelle? LUISA - Questa, la più grande, ha sempre fatto la casalinga perché è sempre stata anche un po’ malata, ha sempre avuto problemi di salute. Questa qui invece ha fatto un po’ di tutto, è andata a lavorare anche a Milano perché una volta con l’alluvione abbiamo avuto dei problemi allora lei è dovuta andare a lavorare, faceva la cuoca. Questa qui si è sposata con un anconetano che era giovane ed è andata via di casa. Questa qui è a Padova sta bene e è sposata. Noi, finché era vivo papà, abbiamo sempre lavorato nel forno, macelleria, sempre lavori di negozi, trattoria, albergo, a Padova il bar…l’ultimo lavoro è stato l’albergo che io avevo 20 anni. Io ero la più piccola e papà non voleva darmi la firma per sposarmi perché l’albergo aveva ancora un anno di contratto…dopo si chiudeva. E lui non voleva che mi sposavo perché dovevo lavorare. Gli altri ormai eran tutti sposati, erano andati via tutti, ero rimasta solo io e questa qui che era zitella e si è sposata dopo tanti anni. Questa faceva la magliaia. Questa qui era molto brava quando avevamo il forno, faceva i dolci assieme a quest’altra sorella. Mio fratello faceva il rappresentante, insomma noi abbiamo sempre lavorato in famiglia.Gli unici due che hanno studiato sono i due maschi e non le femmine e difatti i miei fratelli hanno sempre vissuto in collegio a Esti, che sarebbe vicino a Padova e Monselice nel vicentino, Padova e Vicenza. E loro hanno sempre studiato tutti e due fino al Ginnasio. Io ho fatto la terza media e le mie sorelle fino alla quinta elementare. VIRGINIA - Vi è dispiaciuto? LUISA - No perché sai a quella età lì devi lavorare in casa. E poi quella volta non era come adesso…non eri né in regola né niente perché lavoravi per la famiglia. Mi ricordo quando mio papà ha preso il forno, un mese ha insegnato alle mie sorelle più grandi ad alzarsi di notte a fare il pane e così ha licenziato il personale. Capisci quando lui prendeva qualcosa che c’era il personale insegnava il lavoro ai figli…e licenziava il personale. L’unico personale che abbiamo avuto è stata la cuoca per un periodo di tempo quando lavoravamo agli alberghi. Questo è il mio adorato papà. Manca il cane, noi avevamo sempre il cane vicino. VIRGINIA - Eri tanto affezionata al tuo papà vero? LUISA - Sì, anche se mi ha fatto piangere… Questa è l’ultima volta che ci siam trovati tutti e nove i fratelli, 16 anni fa. Papà e mamma non c’erano già più. Questo mio fratello è stato il primo a morire e noi siamo andati a trovarlo a Padova dove viveva. Lui era già malato.Ho sentito molto la sua mancanza perché io quando son tornata dalla Svizzera lui veniva tutti gli anni in ferie a Riccione. A parte che tutti i miei fratelli son venuti a trovarmi anche in Svizzera! VIRGINIA - Non vi siete mai persi insomma! LUISA - No, no mai…e qui è stata l’ultima volta che ci siam trovati tutti. Adesso è morta anche questa sorella. LUISA - Questa è tutta la mia famiglia. Due anni fa abbiamo voluto fare un incontro di tutti i nipoti però non ci siamo riusciti perché siamo in troppi. E questo è il mio albero genealogico. Dopo abbiamo detto perché solo i nipoti e non anche i fratelli? Però purtroppo manca qualche sorella. Però mia nipote che ha organizzato tutto ci ha fatto anche questa piantina di tutti i parenti. Papà, mamma , i nove fratelli e poi i figli, i mariti, i nipoti, vedi…è bellissimo. Adesso mancano tre nipotini che sono nati gli ultimi due-tre anni, due quest’anno e uno l’anno scorso. E adesso volevo farla un po’ più grande. Ne ho fatte fare nove copie e l’ho mandata a tutti i miei fratelli, in bianco e nero. LUISA - E invece questi sono i miei carnevali! Questo è Paolo, mio marito, vestito da Scopatore. Ti ricordi quando c’era in TV Arcinboldo dei Mestieri? Lo facevano 15 anni fa forse anche di più. Per televisione tutte le sere facevano vedere, non mi ricordo se era dopo Carosello, facevano vedere Arcinboldo dei Mestieri e allora per andare in maschera Paolo s’è vestito così. Questa invece sono io da spazzacamino. Facevamo di quelle feste! O a casa mia o dalla Milva. Qui il gruppo di donne. Questo è un altro anno. Milva la principessa ed io la negretta, a me piaceva tingermi la faccia di nero. Questo è Paolo da Granduca, questo è un amico milanese vestito da taverniere…abbiam fatto degli anni!!! Questo è un altro carnevale ancora, questo vestito qui ce lo abbiamo su in soffitta, sono originali proprio dei genitori di Paolo, bellissimo frac , ancora qualcuno me lo chiede per andare in maschera. Questa è una festa dell’AVIS, siamo a Riccone. VIRGINIA - Adesso ancora festeggiate il carnevale o fate feste in casa? LUISA - No adesso è da parecchi anni che non facciamo più niente di carnevale. Un po’ ci siamo stufati, un po’ bambini hanno preso un’altra strada… Ci si trova a giocare a carte, con la stessa compagnia. Ormai abbiamo un’età che non è più d’andare in carnevale dai! Le ultime feste che ho fatto a casa sarà fino a 4-5 anni fa. |
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