Condivisa nella Scuola Media di CATTOLICA, 3a media Assieme al testimone Silvio Fedeli, con Gianluca, Giulia e Riccardo Proiezione documentario video e dibattito, 12 aprile 2007 SILVIO - (Mostrando il suo diploma) Questo è il mio primo diploma che l’ ho conservato…della scuola elementare. Sapete, io ho compiuto 82 ani, quindi anche l’udito non è proprio più perfetto come dovrebbe essere… GIULIA - Ma lei è andato in guerra? SILVIO - Io?,no, l’ ho vissuta la seconda guerra, 40’-45’, la ricordo tutta, anzi dirò che i miei fratelli, tutti nei militari; quella volta l’Italia era un paese agricolo, io a 17-18 anni, perché sono nato nel 1925, la guerra iniziò nel 40’-45’, dovetti lavorare un podere in campagna, a San Giovanni in Marignano da solo con la mamma, il nonno, il bisnonno e così via, però la ricordo tutta, anzi dirò, sulla guerra a noi, avevano già fatto la visita militare, e il colonnello di Forlì c’aveva già spiegato di tenerci pronti, per partire per andare in guerra, però l’8 settembre del 43’ venne l’Armistizio, e quindi l’esercito italiano si sfasciò, ed io rimasi a casa e quindi la guerra non l’ ho fatta, dopo mi hanno richiamato, appena finita la guerra, perché noi eravamo già arruolati, avevamo già fatto la visita medica e quindi eravamo abili per fare il militare, quindi la ricordo tutta, quindi il passaggio dl ponte, cosa c’ hanno fatto i tedeschi, però non ho combattuto. BAMBINO X - Quanti anni avevi? SILVIO - 18 anni, avevamo fatto la visita militare, il mese di luglio a Marciano di Romagna, e il colonnello ci aveva detta di tenerci pronti, nell’eventualità della chiamata… BAMBINO X - Ma quando è cominciata la guerra avevi 13 anni.. SILVIO - No, ne avevo di più, perché la guerra è cominciata nel 40’, Mussolini dichiarò guerra nel 40’ in giugno, il mio fratello, Antonio, lui ha fatto sette anni, prima il militare di leva, e subito scoppiò la guerra è stato richiamato, BAMBINO X - ? SILVIO - Sì, sì, devo dire che durante la guerra siccome noi eravamo stati già arruolati, avevamo fatto la visita militare ed eravamo abili già. Io ho dovuto stare nascosto, come leggete voi, i partigiani, quindi ho dovuto fare il partigiano, a dormire fuori di casa, i carabinieri di Cattolica, dove c’era la vecchia stazione, non la nuova, siccome noi dovevamo andare via, e io non andai via, allora mettevano una cartolina e ci dovevamo presentare per andare via, e da quel momento io e gli altri ci buttammo in campagna, non siamo andati via perché era venuto l’Armistizio, l’esercito italiano si sfasciò e non si sapeva cosa fare. Quante volte i carabinieri vennero a casa dai miei genitori a dire dove era, e i miei genitori gli rispondevano “E’ andato via, ha preso la valigia”, e invece ero andato in montagna. Quindi quella è un’esperienza che l’ ho vissuta, poi quando è passato il fronte, tutto è passato e c’ hanno richiamato dopo, dopo che l’esercito si è ricomposto, dopo la fine della guerra, però ancora c’erano tutte le caserme, troppe!, quindi, io, fra l’altro quella volta c’era la tessera per mangiare, sono degli episodi che li ricordo… BAMBINO Y - Gli dica che cos’era la tessera? SILVIO - La tessera, quando c’era la guerra, allora, poi ci davano tanto grano ogni persona, e lo dovevamo far bastare, ma era poco, perché dietro la macchina che abbiamo visto, c’era uno della guardia nazionale, che segnava il grano che noi avevamo, quella volta l’Italia era un paese agricolo e quindi si viveva di grano, di roba che facevamo noi; e quindi quello non bastava, era un po’ minima quella quantità… RICCARDO - Ma lei è nato a San Giovanni o a Santa Maria in Pietrafitta? SILVIO - Sono nato a Santa Maria in Pietrafitta, via Ca’ Bordoni…….. RICCARDO - Conosci Venerina Cecchini? SILVIO - Cecchini Venerina? La conosco bene, eravamo contadini assieme? E’ la tua nonna? RICCARDO - Sì…Conosci Germano? SILVIO - Sì, siamo stati amici…è il tuo nonno? RICCARDO - Sì! SILVIO - Aveva due anni in meno di me, era del 1927, abbiamo lavorato assieme; io sono nato a Santa Maria e vivo ancora a Santa Maria, te vieni lì nel bar, ti ho visto col babbo?! RICCARDO - Sì… BAMBINO Z - Le volevo chiedere se conosceva Aurelia Tordi, che sarebbe la ‘Camilena’, cioè la chiamavano così… SILVIO - La Camilena la stava ma i burdon, la conosiva……uno alla mia età, 82 anni, avendo sempre vissuto nello stesso comune conosce tutti. Io vi volevo dire che desso c’è il pulmino, io abitavo, perché il figlio della Venerina, cioè la tua nonna, abitavamo assieme al girasole, laggiù c’è un contadino, un gran casone, e quella volta si veniva a piedi a San Giovanni in Marignano, in piazza Silvagni, tutta a piedi si faceva, e a volte si faceva il doposcuola, adesso li trovate nelle bancarelle, si prendeva un soldo di mortadella, di mostarda, di marinata, oppure due soldi, era quello il magiare, si faceva il doposcuola e poi si tornava a casa a piedi, quella era la vita di quella volta; a me per esempio mi piaceva studiare, allora però, le possibilità dei nostri genitori non c’erano, e quindi ho fatto la quarta elementare e poi ho dovuto andare a lavorare in campagna con i miei genitori, quella volta era così, era una vita dura, era una vita piena di stenti, non è come adesso, adesso è diverso, siamo obesi per mangiare troppo, una volta non c’era bisogno di misurare il colesterolo…. GIANLUCA - Ha conosciuto Ciotti Pietro? SILVIO - San Giovanni? GIANLUCA - ? SILVIO - A San Giovanni io un Ciotti lo conosco, lo conosco bene, se è quello….è i tuo nonno? GIANLUCA - No, è il mio bisnonno! Ha combattuto anche durante la prima guerra mondiale….dopo è morto di vecchiaia….. BAMBINO T - La sua era una famiglia numerosa? SILVIO - Sei fratelli eravamo, però, mia mamma ne aveva fatti nove, dieci, undici….ma qualcuno è morto perché non rea in buona salute, noi siamo rimasti in sei fratelli, quattro maschi e due femmine. E la foto che vi ho fato che vi ho fatto vedere, l’ ha fatta Canditoti, che lo chiamavano “Il Mago della foto”, che è uno zio dell’attuale Canditoti, che era della classe di mio fratello, 1907, mi raccontava mio fratello che quando lui andava a scuola, faceva tutti quegli scarabocchi di disegni, e diventò un fotografo importante, di fama circondariale. BAMBINO G - Di solito durante la giornata, quali erano gli alimenti che si mangiavano? SILVIO - Quella volta, quando l’Italia era un paese agricolo si mangiavano i fagioli, la polenta, gli gnocchi con le patate, perché erano cose che si prendevano dalla terra. Quella volta in Italia c’erano i contadini, che adesso la di fatti la mezzadria è venuta proprio tolta dalla costituzione italiana, mi sembra nel 70’, non ci sono più i contadini…quella volta la terra era dei padroni, noi lavoravamo la terra e ci dava, per esempio avete visto la macchina trebbiatrice, 100 quintali di grano, e metà era il nostro, perché lavoravamo la terra, ma la terra era di proprietà di un ricco, ci sono anche oggi, oggi ci sono proprietari di fabbriche più che di terreni, perché l’agricoltura è stata un po’ abbandonata, ma ci sono anche tanti proprietari terrieri, come ‘Gagion’, quello che c’ ha la cantina, o come la cantina del monsignore, chi non è andato visitarla?, una cantina moderna e andare dentro è una bellezza… BAMBINO S - Si riusciva a fregare il padrone nascondendo delle cose… SILVIO - Sì…c’erano dei piccoli proprietari che andavano tutti i giorni a vedere se il contadino fregava qualche cosa, e quindi fregare non era possibile, parlo di chi aveva un podere o due, noi invece,a san Giovanni in Marignano, i due proprietari più grossi erano di Corboncio e Ispina, allora in quei casi loro venivano molto di meno perché già erano ricchi, e quindi sui raccolti qualche cosina, ma non di troppo perché facevano i conti anche loro. Però, voglio dire, quella volta il contadino stava meglio sotto un grosso proprietario, che sotto uno che aveva un podere o due, perché quelli sorvegliavano giornalmente, invece da noi veniva quando si trebbiava il grano, la sulla e i lupini, venendo di meno e venendo poco, c’erano un pochino di spazio. Ad esempio io mi ricordo la mia mamma quella volta, i proprietari terrieri, perché l’Italia, teniamo ben presente che era un paese agricolo, Mussolini ha fatto la battaglia del grano per avere il fabbisogno della nazione, ecco perché la battaglia del grano era che chi faceva appello ai proprietari, di mettere sto grano…perché quella volta quando c’era l’autarchia bisognava vivere con quello che si riscuoteva, l’autarchia voleva di re che lui non lo comprava in altri stati, perché bisognava pagare in oro e quella volta c’era la miseria, e allora diceva ai proprietari di mettere, per esempio se io avevo dieci ettari di terreno, di metterne sette a grano più dell’ altra roba per avere il fabbisogno per la nazione, per avere la quantità di grano sufficiente per i contadini e per la popolazione, quello si chiamava autarchia. BAMBINO K - Quindi i contadini che possedevano la terra che lavoravano, anche se magari ne avevano poca, erano pochi? SILVIO - A San Giovanni in Marignano i proprietari più grossi erano spina e Corboncio, però c’erano tanti piccoli proprietari che avevano un podere o due, allora siccome loro volevano fare una vita migliore di quella del contadini andavano una volta ogni quindici giorni o una volta alla settimana, a vedere che i contadino non rubasse niente, in poche parole; e allora si stava meglio sotto i proprietario grosso ce sotto il proprietario grosso…noi lavoravano la terra e metà del raccolto lo davamo al padrone. Per chi comprende ve ne dico un’altra, quando si faceva una scrittura che il padrone ti dava il podere, cioè io vengo a casa tua e chiedo se mi dai il tuo podere perché la mia figlia, la mia famiglia si è allargata e ha bisogno di un podere più grande, c’era di più, il proprietario si doveva; ad esempio io mi ricordo pagavamo al proprietario 12 uova al mese perché le galline mangiavano un po’ di grano e vivevano con la terra che non era la nostra era del padrone, allora 12 uova al mese, e poi bisognava portare i capponi per Santa Lucia, che dopo loro li vendevano, bisognava portare i galletti per la manna del grano, quella volta si facevano i covoni, quella volta il grano si tagliava a mano, avete visto quella trebbiatrice…noi per esempio, noi facevamo duecento covoni, allora bisognava fare duecento spighe di grano le più belle e portarle al padrone, con un paio o due paia di galletti, poi era sulla scritto, poi quando il padrone ci dava il podere, poi si portavano le pollastre per carnevale, insomma i prodotti migliori, perché siccome il padrone diceva che noi tenevamo le galline, le oche, le anatre, i gallinacci, e mangiano anche della mia roba, allora come tale, era proprio per obbligo, da contratto, dare queste cose al proprietario. Ma c’era di più, siccome quando i nostri genitori facevano l’allevamento delle pollastrelle che facevano le uova più piccole il primo anno, perché erano più piccole, allora la padrona in quel caso era la moglie del proprietario, aveva fatto come un vallo, quelle che passavano non le volevano, se le addebitavano sui conti, quindi o erano belle le uova o se non le volevano. BAMBINO H - Hai mai visto Mussolini? SILVIO - Sì, l’ ho visto nel 33’ che è venuto a parlare sul balcone a San Giovanni in Marignano vicino alla torre, io avevo circa 8 anni e ero con i miei fratelli…dopo una volta , dopo che ero stato a Predappio, venendo giù, ho chiesto di entrare, per trovare un libro a villa Carpena, Prima sono andato a Predappio alla tomba di Mussolini, poi lassù ho chiesto di un libro, e siccome non l’avevo trovato, né nelle librerie a Rimini, e neanche in altri posti, allora m’ hanno indicato da Predappio di andare a villa Carena. E’ una villa vecchia circondata da 5-6 ettari di terreno, suono e c’è i l custode, gli do tutte le mie generalità, gli ho detto io le lascio i soldi, so che lei li ha, voglio un libro dedicato e scritto da lui sulla sua vita e dedicato alla mia vita. Va da questa signora dentro e dice di entrare, entriamo noi e due tre nipoti, là c’è un giardino grande, una semi-aiula, una grande stanza da pranzo e ci siamo messi a parlare, abbiamo parlato tanto, e poi fra l’altro quel libro, nelle librerie, quando uscì costava 22 milalire, allora io gli ho fatto una gran polemica che volevo tornare con degli amici, all’ultimo me l’ ha regalato, non ha voluto niente e poi gli ho detto io c’avrei degli amici, ma non è facile arrivare qui, allora m’ ha scritto l’indirizzo per quando dovevo andare, per ritornare. BAMBINO J - Il figlio di un contadino poteva studiare? SILVIO - Pochi…sapete com’era una volta? Io ho un fratello defunto che era nei frati, una volta il contadino, quelli che avevano un podere molo buono, per esempio nelle pianure, vicino al paese, invece noi in collina non avevamo neanche l’acqua, quindi anche nei contadini c’era chi stava meglio e chi stava peggio, in ogni caso era difficile che si riuscisse a studiare, mentre invece c’era una mentalità signorile per il mio fratello, mi ricordo quando studiava, allora c’erano quei signorotti aiutavano un po’ di più se le persone andavano nei preti o nei frati…se io volevo studiare da geometra o segretario d’azienda, che era già uno studio elevato per quei tempi, perché non si parlava mica di ingegneria, allora ti aiutavano, o se no era molto difficile. BAMBINO H - Cosa avrebbe voluto fare nella vita, se non fosse stato costretto a scappare a accusa della guerra? SILVIO - Avrei voluto studiare….quindi voi studiate, e vi dico anche perché…..io a 17-18 anni al tempo della guerra quando dovevo andare per forza negli uffici, a volte mi vergognavo, adesso leggo e scrivo, ma se devo mandare una lettera, per esempio io ho tanti amici ingegneri o architetti, mi vergogno perché faccio un sacco di errori di punteggiatura e anche altri. Mi raccomando ragazzi studiate!, perché io capisco tutto ma poi a scrivere faccio fatica, lo studio è la base di tutto, perché poi se si va a parlare con un intellettuale ci può dare da intendere delle cose che non sono neanche vere; invece se voi avete studiato, non è che l’altro vi può raccontare una barzelletta invece a me la può raccontare perché sa che c ‘ho solo la quarta elementare. BAMBINO L - Se non andavano bene le uova come si faceva? SILVIO - Si mettevano nei conti, che si facevano una volta all’anno, perché era tutto a metà compreso il concime, e quindi se le uova erano troppo piccole, avevamo un debito perché le uova quel mese non le avevamo portate…..e quindi loro sapevano fare i conti. BAMBINO D - Ha lavorato per tanto tempo? SILVIO - Io ho lavorato la terra fino al 1956, poi quando c’è stato lo spopolamento delle campagne, siccome la vita era dura, si lavorava e si prendeva poco, quando è arrivato sto tantino di benessere, sia al mare, le donne alla pensione egli uomini nell’edilizia, allora è avvenuto lo spopolamento delle campagne e siamo andati via, e abbiamo fatto altri lavori, chi il muratore, chi l’idraulico, chi il falegname. BAMBINO A - Se vi beccavano mentre fregavate un po’ di grano? SILVIO - Quando si poteva non ci beccavano mai, perché la notte dormivano anche loro! (ride)……………In ogni caso bisognava stare molto attenti perché se ti beccavano ti mandavano la raccomandata e ti licenziavano e dopo era difficile trovare un altro podere, molto difficile perché i proprietari si conoscevano tra loro. |
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Condivisa nella Scuola Elementare di SALUDECIO, 4a e 5a elementare Assieme al testimone Giuseppe Bartolini e a Virginia Proiezione documentario video e dibattito, 29 novembre 2006 BAMBINO 1 - Come si mangiava quella volta? GIUSEPPE - Ai tempi miei, io c’ho 81 anni adesso, si mangiava 2 volte al giorno, la polenta e la piadina, i cappelletti si mangiavano una volta all’anno, a Natale, a pasqua si mangiavano i passatelli; alla mattina si mangiava il latte, chi ce l’aveva, chi non ce l’aveva mangiava acqua e pane; si mangiava un po’ di frutta dopo il pasto, tipo una mela o le fragole, poche, a secondo della stagione, si mangiavano le nespole, il cocomero, qualche cosa di patate…insomma tutte queste cose così, diverse da quelle che voi altri mangiate alla mattina, voi adesso mangiate il biscottino…tutte quelle cose che ai tempi miei non esistevano.. BAMBINO 2 (Domenico) - A quei tempi come si lavorava? GIUSEPPE - Il contadino si alzava presto alla mattina perché doveva andare ad arare, doveva andare a dar da mangiare alle pecore, doveva andare nei campi, c’aveva i cavalli….io da Santansovino andavo a scuola a piedi a Sanludecio…si andava tutti a piedi..la corriera, per vedere la corriera certa gente veniva da fuori, dalla campagna per vedere la corriera, gli si correva dietro per montare sopra la scaletta, dopo scendeva il controllore per darci con la frusta le botte, perché era pericoloso, le strade non erano asfaltate come adesso, quella volta c’era del gran fango e dei gran sassi, capito com’era la vita da noi?…e poi c’è da dire che la Romagna è sempre stata migliore di tutte le altre, e invece giù in bass’Italia, dove sono stato anch’io da bambino, lì c’è anche una foto (mostra la foto)…quello sono io vestito da balilla a Civitale del Friuli, c’avevo tredici anni, poi da lì sono andato a Pola in Istria, e mi sono sposato, e con il vestito che c’avevo io quella volta, l’ ho rimesso a 50 anni, quel vestito me lo ha fatto la mia nonna, che faceva la sarta, e quando mi sono sposato ha messo molta stoffa nelle giunture, perché cambiando da 40-50 chili sono arrivato a 108, e poi adesso sono tornato a 85, per esempio, allora questo vestito si s’allargava e si stringeva….io ho cominciato ad avere delle scarpe normali quando avevo tredici anni, quando sono andato via da casa, perché sennò prima gli zoccoli di legno, si cercava di andare a raccogliere le ghiande per venderle per comperarsi gli zoccoli, oppure la nonna faceva le pantofole, perché i soldi non c’erano…..io non ho mai avuto il grembiule bello come il vostro. BAMBINA 3 (Sara) - Quanti anni avevi quando ti sei sposato? GIUSEPPE - Ne avevo 25, e quando mi son sposato io non si poteva fare la festa bella al ristorante, i soldi non c’erano, la festa si faceva in casa, c’era la zio, la zia, i cugini e basta, non c’erano altri parenti. BAMBINO 4 (Marco) - Come si viveva quando c’era la guerra? GIUSEPPE - Si viveva male…a tredici anni, prima di andar via, io andavo a raccogliere il grano…andavo a spigolare, sai cosa vuol dire spigolare? Vuol dire raccogliere il grano dopo che l’ hanno trebbiato, poi lo battevi con la macchina, 15-20 giorni, la mattina ci alzavamo alle due andavamo in giro dove avevano già trebbiato. Ma qualcheduno non voleva e ci davano dietro, allora dopo aver trebbiato un quintale, due quintali, dopo si faceva il pane, tante volte il pane non si poteva fare perché non c’era il grano, allora si faceva la pinza, sapete cos’è la pinza? La pinza è il granoturco levato dal fusto e poi macinato, dentro la pinza c’era anche qualche grano d’uva che si faceva appassire prima..la vita era quella, si mangiava due volte al giorno…le uova che si raccoglievano nel pollaio non si potevano mangiare sempre, si dovevano portare al bar, anzi quella volta non c’era il bar c’era solo il locale dove si vendeva il sale, la pasta, poca pasta, perché la pasta bisognava farla in casa, o se no non si poteva mangiarla, insomma si mangiavano delle cose semplici che adesso voialtri non mangiate più, perché magari non vi piacciono……la carne in brodo se c’era, c’erano i polli, le galline, però non sempre, io non ho mai potuto andare a comprare..la carne da brodo tipo vacca io non la mangiavo mai.. BAMBINO 5 (Mattia) - Dovevi mangiare per forza le cose che c’erano? GIUSEPPE - Sì, pensa che il pane si faceva una volta alla settimana, a Pasqua e a Natale si faceva la ciambella…io ho avuto la fortuna di essere il picciotto della famiglia, quando era Pasqua e Natale si faceva la ciambella e ne facevano una per uno piccole, io cercavo di metterle via dove mio fratello o mia sorella non vedevano, perché se no te la fregavano. BAMBINA 6 (Veronica) - Ma dovevi mangiare lo stesso anche cose che non ti piacevano? GIUSEPPE - Sì, sai cosa si mangiavano molto? Gli sguillarelli, cioè una pasta fatta in casa senza uova, soltanto condita con fagioli e ceci. BAMBINA 7 (Clarissa) - Erano più buone le cose fatte in casa di allora o le cose di adesso? GIUSEPPE - Le cose che non ti piacevano le dovevi mangiare lo stesso. BAMBINO 8 (Bruno) - Ma a Natale i regali si facevano? GIUSEPPE - Sì, sai cosa si faceva? Io c’avevo un fratello, che adesso è morto, quando lui era appena nato, dopo tre, quattro anni, cominciava già a capire qualche cosa, allora tutti gli facevano i regali, io ho regalato a mio fratello un trattore di legno….e si faceva anche la Befana, si metteva nella calza il carbone per far capire che uno doveva essere più buono, oppure due o tre caramelle o ancora qualche mandarino….. BAMBINO 8 (Bruno) - Ma tu sei stato anche ad Avellino, in bass’Italia? GIUSEPPE - Io sono stato oltre Avellino…io ho cominciato a tredici anni e sono andato fuori, c’avevo un gatto e un cane da darci da mangiare…son stato al Vaticano, son stato a Pola, son stato in tutte le parti d’Italia, son stato sulle Alpi, io facevo lo scalatore, che era a corde…ho cominciato da Bologna e sono arrivato a Porto Sant’Elpidio, poi sono stato in Sicilia, sono stato a Potenza, in Veneto parlo ancora friulano, parlo slavo... |
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Condivisa nella Scuola Media di SALUDECIO Assieme al testimone Lino Fortini e a Virginia Proiezione documentario video e dibattito, 21 dicembre 2006 LINO - Quella volta non c’era niente, la bicicletta ce l’aveva il più ricco, io mi ricordo andava a scuola e la bicicletta non ce l’aveva nessuno, io la bicicletta l’ ho avuta che avevo diciotto anni, c’era un tipo che c’aveva la moto Saioni, che partiva da Cerreto…quella volta non c’era niente, io mi ricordo andavo a piedi, io ero di Cerreto……. PROF.SSA - Lei che lavoro faceva? LINO - Io ne ho fatti tanti…io ho lavorato la terra con i trattori, ho lavorato il grano, ho lavorato in miniera, e anche li era una vitaccia, io ho avuto fortuna che lavoravo all’ascensore, ma c’erano quelli che lavoravano la sotto era un disastro, era uno spazio piccolo piccolo e non c’era neanche il posto per girarsi…Dopo io sono andato volontario sotto le armi, quella volta io ero il più grande…..io sono andato come volontario da sottufficiale, e siccome non avevo la quinta elementare, sono dovuto andare alla scuola serale a Cerreto, dalla Sanchini, la direttrice di Saludecio che aveva sposato un Sanchini…dopo laggiù ho fatto tre anni di guerra, nella guerra ne ho passate…, dopo ho fatto la domanda per andare nei paracadutisti, e ho fatto il paracadutista e mi sono lanciato sette volte, però per esercitazione, nel 42’, quando c’è stata l’armistizia son tornato a casa, dopo volevo tornar via nei paracadutisti ……però poi sono andato nei partigiani perché erano arrivati i tedeschi in Italia, non è che racconto storie, qui c’è il mio nome…..io sono stato salvato da un caporal maggiore, e lui ha rischiato perché lì c’era anche il nemico, e dopo io ho avuto la fortuna che quando son tornato dal Friuli, m’ han mandato a Catanzaro, e poi quando son tornato a casa l’ ho incontrato sul treno e lui ha insistito che dovevo andare a casa sua…., dopo da lì sono andato nei paracadutisti….quando io son tornato a casa dovevo subito ripartire, infatti m’han mandato la cartolina due volte per i paracadutisti, però dovevo andare coi tedeschi, mentre gli americani venivano avanti, io sono stato due o tre giorni nascosto nel cimitero con altri due e c’era questa signora che è ancora viva……..dopo io sono andato nei partigiani, dopo c’è stato un tedesco che ha detto che io ero un partigiano, e mi volevano portare via, però alla fine non m’han sparato, però il rischio, la paura ci son stati. |
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Condivisa nella Scuola Elementare di MONDAINO, classe 5a Assieme al testimone Lino Fortini e a Virginia Proiezione documentario video e dibattito, 29 novembre 2006 LINO - Ci facevano con la spranga una rete e tutti i pezzi li mettevano insieme, li stringevano lì e tenevano… PROF.SSA - Ma c’era proprio il mestiere dello spranghino? LINO - Sì, sì, il mio babbo faceva quel mestiere lì…..riparava gli ombrelli, i piatti, tutto…adesso si butta via tutto, ma quella volta si riparava tutto….. PROF.SSA - Non c’era l’Attak?! LINO - No, no, non c’era niente, li stringevano con la spranga e poi ci davano un po’ di gesso, poi dopo mio babbo, mi ricordo, aveva trovato che il buco non lo faceva più passante, ma faceva tutte grappette, però non passava più il buco e li stringevano lì, e poi lì ci voleva anche la mania del piatto di prenderlo lì dove c’aveva la rottura, perché si poteva aprire, però si cercava insomma di tenere da conto tutto, quella volta tutto si faceva, come il calzolaio che accomodava le scarpe, gli ombrelli, non è come adesso che c’è l’attacca tutto….quella volta con i copertoni delle biciclette ci facevano i sandali, era fatica trovarlo un copertone di una macchina o di una bicicletta, non c’erano, perché si facevano i sandali…si inchiodavano su una tavola, perché non erano piatti, poi si mettevano nel forno una volta tolto il pane, allora scaldandosi allora rimanevano piatti, o se no erano un pochino troppo rotondi, allora il piede non stava….quella volta c’erano dei sistemi… VIRGINIA - C’è qualche bimbo che ha voglia di fare qualche domanda? Qualsiasi curiosità, qualsiasi cosa… LINO - Adesso ricordare tutte le cose…io ne ho passate tante…perché effettivamente io ho cominciato dopo la scuola elementare, ho fatto la quarta elementare poi sono andato a incominciare a imparare le pecore tanto per dire, poi sono andato a Ravenna, sempre nell’agricoltura… VIRGINIA - A proposito di scuola, i maestri com’erano? LINO - Io sono nato a Uditore e ho fatto la quarta elementare, poi ho avuto il diploma di quinta, perché sono andato alla scuola serale, e m’ ha dato molto a me quello lì, perché avevo dimenticato molte cose, dopo sono andato alla scuola serale, perché io sono andato volontario sotto le armi, allievo sottufficiale e allora ci voleva la quinta elementare, io non ce l’avevo e allora sono andato alla scuola serale da una maestra…. PROF.SSA - Ma perché non aveva il diploma? LINO - Perché nei paesi sopra la quarta non c’era niente…ad Uditore c’era la quarta e basta, non c’era la quinta, non c’erano le medie, quella volta era così…io però non ho fatto la quinta normale con i bambini, ho fatto la quinta serale per adulti…quella volta era così, si soffriva la fame , io non mi vergogno di dirlo, perché la mia famiglia eravamo in nove, la mia mamma ha avuto dodici figli, in tre parti due, e solo due ne sono rimasti vivi, quella volta i bambini morivano molto, perché non c’era quello che c’è adesso, non c’erano le cure, non c’era il mangiare, a me, per esempio, mi ha raccontato lamia povera zia che adesso è morta, io prendevo il latte della mia zia perché quello della mia mamma non mi faceva crescere, e avevo un sacco di problemi e allora, quella volta cambiavano il latte……..comunque noi all’inizio eravamo dodici bambini e ne siamo rimasti solo sette….. PROF.SSA - Che carta era quella che si metteva sopra il petto? LINO - Era il “buro”, era una carta azzurra, la chiamavano, non lo so…quella volta usava mettere quella carta lì sullo stomaco quando uno aveva la tosse, allora io mi ricordo la mia povera mamma che quando avevo i dolori nella pancia, prendevano un uovo di gallina, lo scaldavano un bel po’ e poi ci mettevano il pepe e dicevano che faceva bene, invece forse è una cosa tutta al rovescio…..e poi c’era il Professor “Granac”, qui di Mondaino, era uno che faceva le medicine con le erbe, ha guarito tanto di quei mali che la gente veniva da fuori, quella volta qui le macchine non si vedevano molto spesso, invece poi c’è stato un momento che le macchine venivano da Milano, da Roma perché si era allargata questa voce che lui con le medicine di erbe ha guarito tanti di quei mali che era una cosa incredibile, dopo i medici non avevano piacere, perché la gente andavano molto lì, e cos’ gli mandavano i carabinieri, perché non aveva nessuna licenza, nessuna autorità di fare quel lavoro lì, ma lui diceva che lui la gente non la tagliava gli dava solo delle medicine di erbe, se non ci fanno bene, male non ci fanno di sicuro… PROF.SSA - E’ vero Lino che quella volta c’erano anche delle donne che curavano, per esempio il mal di pancia ai bambini toccandoli con le mani? LINO - C’erano, c’erano, e quella volta dicevano che c’erano anche delle donne che facevano il malocchio, andavano nelle stalle…..io le faccio i nomi, per esempio c’era Migani di Mondaino che guariva da questi mali, la gente magari s’annoiavano, non erano più normali, insomma avevano alcune cose che dimostravano che non erano più normali, e allora la gente diceva ‘ A quello c’ han fatto il malocchio’, e andavano giù da questo Migani che era quello che guastava….molti stavano meglio, o che era un idea, non lo so….nei cuscini, quella volta usavano i cuscini di penna di pollo, e lì dentro loro dicevano, quelli che curavano il malocchio, dovete guardare dentro questi cuscini, che troverete una ghirlanda, degli acini di granoturco, e chi andava a metterlo lì? Quelle cose c’erano….e poi quella volta usava a vedere, a vedere, a vedere camminando per la strada, vedevano una cosa di notte e prendevano paura, certa gente…si vede che era una visione, perché io anche nella mia gioventù ho girato abbastanza di notte, ma io non ho mai visto niente, perché anche quando vedevo qualcosa che dava sospetto, ho sempre avuto la forza di andare a vedere, e risultava nulla, una luce, per esempio poteva essere un vetro che la luna gli batteva, mentre invece molta gente si spaventavano e andavano a casa e dicevano di aver visto magari una luce strana che mi ha messo paura. La mia nonna mi raccontava, che è morta in Libia, che uno, se era vero non lo so, me lo raccontava lei, con un cavallo ha camminato di notte, quella volta non c’erano le strade con l’asfalto, ma c’era il fango, beh insomma ad un certo punto è venuta fuori una lama, e questo cavallo si è preso in una lama, andava giù con le gambe e non gliela faceva a uscire, e allora lui ha chiamato il diavolo offrendogli la sua anima finchè questo cavallo è uscito, quando è arrivato a casa lo ha raccontato alla sua mamma e aveva paura che il diavolo lo venisse a prendere dal camino e allora tenevano la corona e con la corona…..oppure andavano dal parroco a chiderci la stola, da mettere sotto il cuscino, perchpè avevano paura di notte, tutte quelle cose starne che raccontarle tutte sarebbe una storia e tante si dimenticano… VIRGINIA - Con cosa giocavate? Come erano i vostri giocattoli? LINO - I giocattoli non c’erano, i nostri giochi erano che si andava a rubare i bottoni a chi stendeva i panni…..e poi i bottoni si battevano nel muro e saltavano via, perché erano di ferro quella volta, si chiamava il giocato del “bat-mur”, battevamo nel l muro e poi avevamo una battecchina così e chi andava più vicino alla battecchina lo portava via……Io ricordo una poesia di quando andavo a scuola: “I Burattini son di legno, son piccini, sono svelti e birichini, sempre buoni e ubbidienti, sempre allegri e sorridenti, son delizia dei bambini, viva viva i burattini, pulcinella ed arlecchino e brighella e pantalone e stenterela meneghino, fagiolino e balanzone, fanno ridere i bambini, viva via i burattini, quando alcun non li molesta dormon tutti in una cesta, se ne stanno in compagnia sempre in pace ed armonia, come tanti fratellini viva viva i burattini.” Dopo so un altro giochetto sempre di quando andavo a scuola, era un gioco che si faceva un rotondo, era cantato: [cantando] “Ora noi vogliam giocare che si fa che mai si fa? Un bel gioco vogliam fare, sì, sì, sì venite qua”, e si faceva il giro tondo, “Vogliam fare il giro tondo, giro giro su e giù, giri in tondo come il mondo, lesti lesti sempre più”, e poi dopo uno va nel mezzo, “Ora a me tutti i piccini pi pi pi pi pi pi pi, voi sarete i miei pulcini, io farò chicchirichi”, e poi dopo chiama quello lì “Ecco tutte le bambine, co co co co co codè, voi sarete le galline e io sono il vostro re, le bambine son regine, reginette la la la, compiacete per le fine, ora ognuno danzerà……”, poi non me la ricordo più, nonostante io il passato me lo ricordo abbastanza….. |
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Condivisa nella Scuola Elementare di TORRE PEDRERA Assieme alla testimone Anita Fraternari e a Virginia Proiezione documentario video e dibattito, 8 novembre 2006 ANITA - Perché la farina si metteva in un sacco, allora non era nelle confezioni come adesso da 5, da un chilo, quella volta si metteva nei sacchi così grandi fatti con il telaio….questo è il mestolo per tirar su la polenta, si fa la polenta ai tempi vostri? Avete visto mai la vostra mamma col bastone nel caldaio? Questo è il mestolo che si prende su, si metteva nel piatto, un piatto per uno…..Questo è il vaso, perché allora non c’erano ceramiche, né vetro, né cristallo, questo è il vaso dove si mettevano i fiori non nella sala perché la sala non c’era, c’era una specie di cucina con degli scaffali per mettere sopra i piatti, le pentole…un lavandino di cemento, non c’era la cucina componibile allora, non avevamo niente……allora la domenica per abbellire si mettevano i fiori in questo vaso nella cucina…questa è la moka che si faceva il caffè, adesso c’è la macchina per fare il caffè, mentre allora qui ci si metteva l’acqua dentro e quando bolliva ci mettevamo dentro qualche cucchiaio di caffè, poi si mescolava fino a che il caffè non si era tutto sciolto nell’acqua, questo era il caffè che si faceva una volta, ma di rado…..c’era il caffè d’orzo, quelle cose lì…. BAMBINO 1 (Alberto) - Se quando usavi questi attrezzi quando lavoravi nei campi? ANITA - Sì, usavamo questi attrezzi poi andavamo in campagna, quando tornavamo a casa c’era da far da mangiare, allora si prendeva questo, andavamo nei campi a zappare il grano a far l’erba, il granoturco, si portava a casa il fascio dell’erba con la schiena per dar da mangiare alle bestie, alle pecore…io prima di andare a scuola, che ero grande come voi, che io ho fatto solo la terza elementare, perché la quinta ero in un paesino piccolo, ho fatto solo la terza elementare, quindi mi alzavo presto presto, quasi era buio, prendevo le mie pecore, poi dovevo passare davanti al cimitero, al cimitero era ancora quasi buio, avevo passare al cimitero, allora prendevo sempre in mezzo ai campi, per andare nella mia terra con le pecore..alle otto dovevamo essere a casa per darci una lavata una sistemata, il grembiule non c’era per andare a scuola, avevamo quei zoccoletti di legno, che rovinavano tutti i piedi, d’estate scalzi, per andare alla scuola si rimediavano qualcosa, per andare tutti i giorni, anche i bambini come voi, andavamo scalzi…e nella scuola non avevamo il riscaldamento…c’era una scuola ben grande, perché era l’unica nel comune, lì si svolgevano tre programmi: La prima, la seconda e la terza. La prima però si faceva dopo mezzogiorno, la seconda si faceva alla mattina e quelli della prima venivano a mezzogiorno, ma da lontano….allora non c’era lo zaino, la mamma ci faceva una cartella di panno con uno straccio magari vecchio, un pezzo di pantalone, una camicia e noi ce la portavamo così in mano, dopo con il passare del tempo…non avevamo il grembiule, vestiti un po’ come allora…adesso voi altri siete ricchi, e noi invece siamo vissuti nella crisi forte, nella miseria, e quindi non avevamo niente. Facevamo la festa il giorno della ginnastica, perché facevamo la ginnastica in primavera, dopo prima della fine della scuola, veniva il direttore della scuola, veniva il podestà, che ora si chiama sindaco, veniva e facevamo il saggio di ginnastica, allora tutti i ragazzi vestiti da balilla, perché allora c’era il fascismo, era il tempo del fascio, allora c’era Mussolini, non c’era, era l’anarchia quella volta, c’era la regina, c’era il re che regnava e Mussolini, che lo vedevamo nel libro, studiavamo quello che c’era da studiare però vedevamo le fotografie di Mussolini con un bambino in braccio che diceva: “Il duce abbraccia il piccolo balilla”….Il giorno del saggio della ginnastica, noi bambine eravamo le piccole italiane, ci vestivamo con la sottana nera pieghettata e la camicia bianca, i bambini avevano i calzoncini grigio-verdi corti, la camicia nera e il fazzoletto azzurro al collo. E così si faceva una gran festa…..perché c’erano le grandi autorità, quelle lì erano le uniche feste che facevamo, e la festa della befana che ci davano qualche mandarino, qualche caramella per la befana, la befana dentro casa non c’era, non usava…..non usava la calza appesa al camino…io ho imparato la befana quando sono diventata grande, prima non lo sapevo che c’era la befana…. BAMBINA 2 (Greta) - E quando hai finito di fare la terza elementare, che lavoro sei andata a fare? ANITA - E’ stato che andavo in campagna con i miei genitori, i miei fratelli, andavamo in campagna a zappare le viti, a zappare il grano, a prendere l’acqua, adesso abbiamo i rubinetti dappertutto, quella volta andavamo in un fosso a prendere l’acqua con l’orcio…….., e l’acqua bisognava andare a prenderla 2,3 volte al giorno, facevamo le faccende di casa, c’era la nonna, la mamma che le faceva, noi più che altro eravamo per la campagna, facevamo il formaggio con la forma, con il siero che proveniva dal formaggio si facevano delle belle ricotte che le sogno ancora, che erano buonissime, perché la nonna metteva un tegame di coccio vicino al fuoco e si stringeva piano piano e si faceva una bella ricotta, ma era buonissima, ancora la penso, perché adesso non è più così buona…voi altri non avete sentito quella che ho mangiato io, però era molto più buona, più saporita… BAMBINO 3 (Andrea) - Gli attrezzi per la campagna erano fatti a mano? ANITA - Sì, tutti a mano, l’aratro per fare i solchi, anche l’aratro per lavorare la terra, dove bisognava seminare prima bisognava lavorare la terra e c’era l’aratro di ferro , però sempre fatto a mano, c’era il fabbro che la faceva, ma era sempre fatto amano, avevamo la zappa, adesso forse ancora la usano negli orti; avevamo la zappa avevamo un bastone di legno per piantare il formentone, il granoturco…….la falcetta per far l’erba, poi per mieterla..io sono stata per 15 anni, quaggiù da queste parti a vivere, perché avevamo il prete che era di San Vito, e allora i suoi genitori abitavano a San Vito, questo è stato nel dopoguerra, e io ero già grandicella, allora abbiamo preso un po’ di ragazze e ragazzi e c’ hanno detto i suoi genitori che avrebbero portato un po’ di mietitori giù dalla montagna mietere il grano; così ci portavamo a casa qualche soldo per farci un vestito perché allora non si compravano da nessuna parte si facevano a casa…si prendeva la stoffa, poi c’era la sarta che lo confezionava..e un po’ ci arrangiavamo anche da sole..io facevo delle maglie, mi piaceva molto di fare l’uncinetto…quella volta i lenzuoli si facevano a mano, i vestiti agli uomini li faceva la nonna al telaio, faceva anche i lenzuoli tutti con il telaio…qui (mostra una sua foto) sono io a 15 anni…lì sono io, che facevano la festa di Santa Lucia a San Giovanni in Marignano….adesso vi faccio vedere l’album di quanto mi sono sposata, 60 anni fa….guardate però è tenuta male…qui sono i e il mio sposo il giorno del matrimonio (mostra le foto del suo matrimonio). BAMBINO 4 (Alessandro) - Con che cosa vi curavate? ANITA - Quella volta, se ci facevamo male in un braccio, tipo che ce lo rompevamo si doveva andare dal dottore, ma se per esempio ce lo storcevamo e basta c’era la malva, che è un ‘erba medicinale, si sbatteva un uovo, l’albume e il tuorlo, si sbatteva e si faceva vontare, no, solo il tuorlo si metteva via, la chiara si faceva montare come una panna e poi si stendeva sopra la canapa che filavamo e si metteva sulla parte che ti eri fatto male, come un ‘ingessatura, adesso andiamo dal dottore anche per un raffreddore, invece quella volta no..andavamo scalzi, prendevamo la braccia nei piedi, la sera avevamo sempre da togliere gli spini dai piedi….non c’erano le strade asfaltate, c’erano tutte le strade bianche, ci arrangiavamo così.. BAMBINO 5 (Samuele) - Con che cosa si lavavano i nostri nonni? ANITA - Ci lavavamo con un mastello d’acqua, un tinozzo grande, il bagno non c’era…ma però non eravamo mai puliti.. VIRGINIA - Ma c’era il sapone? ANITA - Al tempo di guerra non c’era il sapone, allora i nostri padroni, i padroni del podere lo facevano il sapone e loro gliene davano qualche pezzetto loro…si faceva il bucato con la cenere, e poi si stendeva sulle siepi, dopo ha cominciato ad esserci un po’ di soda, qualche pezzo di sapone si è cominciato a rimediare nel dopoguerra, ma si lavava così, un po’alla meglio… BAMBINO 6 (Andrea) - Tu a aiutavi tua mamma quando eri piccola? ANITA - Io la mamma la aiutavo, ma la mamma mi mandava fuori con le pecore….noi andavamo in campagna, c’era la nonna che aiutava la mamma in cucina o a fare le faccende, quando mi sono fatta grande allora sì che stavamo intorno alla mamma che ci imparava a fare la sfoglia, a tagliare i quadrucci, i tagliolini, e sennò altrimenti c’era la nonna e la mamma che facevano in casa, noi eravamo solo per la campagna e le pecore, e quando facevano i compiti, la maestra ci dava dei pensierini da fare a casa, la prima parola che scrivevamo era: “Io stamattina sono andata a pascolare le pecore, prima della scuola, poi dopo sono andata a scuola, poi tornata da scuola sono tornata a fare l’erba, poi sono andata a raccogliere le ghiande da dare ai maiali……. BAMBINO 7 (Davide) - C’erano i comodino? ANITA - No, non c’erano i comodini…dunque io sono 60 anni che sono sposata, mia mamma si è sposata 23 anni prima che nascessi, aveva un letto di ferro e basta, allora alla sposa gli davano una cassapanca, quella lì era la sua dote, per metterci dentro il corredo, i panni e c’è ancora quella cassa…. BAMBINO 8 (Luca) - Qual’erano i giochi che si usavano di più? ANITA - Io le facevo con dei stracci che la mia mamma non usava più, prima li disegnavano con la matita, poi dentro ci mettevo la semola e li cucivo..non si usavano i giochi..i maschi avevano le caratelle, fatte di legno con 4 ruote e le facevano correre giù per le discese, oppure gli mettevano una corda, uno si metteva dentro e l’altro tirava, un pezzo per uno…i giochi non c’erano se li costruivano da soli, oppure glieli faceva il nonno o il babbo…i giochi non c’erano neanche da vendere! BAMBINO 9 - Come si riscaldavano le scuole? ANITA - Non c’era il riscaldamento, c’era un grande camino…il riscaldamento si faceva con la legna……..e in casa era uguale, noi andavamo a letto avevamo uno scaldaletto, c’era il prete, poi si metteva la suora dentro con il fuoco e li ci si scaldava il letto…si scaldava presto perché sotto c’erano le foglie di granturco….i materassi non usavano, almeno in casa nostra non c’erano… BAMBINO 10 - C’erano molti negozi? ANITA - C’era la bottega, il negozio dove vendevano il sale, l’olio, qualcosina di verdura…in paese ce n’era uno solo e piccolo, per il resto si faceva tutto in casa….non esisteva nient’altro.. BAMBINA 11 (Serena) - Qual’erano i lavori che facevano di più? ANITA - Noi eravamo contadini…i lavori che si facevano di più, quando avevamo finito i lavori nel campo, andavamo a raccogliere la sulla, cioè i lupini..in quei greppi…allora noi ragazzi andavamo a raccogliere quei lupini, e facevano dei fascetti e li portavamo a casa, e poi li vendevano….andavamo a raccogliere le spighe del grano, quelli erano lavori che facevano nel tempo libero…..i maschi stavano più con il babbo con il nonno, loro non venivano, loro non venivano né a raccogliere le spighe, né a raccoglie i lupini……loro facevano i lavori più pesanti.. BAMBINO 12 - Quanti eravate in famiglia? ANITA - Noi eravamo 10, 8 figli, il babbo, la mamma e la nonna, tempo di guerra avevamo la nonna che aveva 77 anni, e avevo una sorellina che aveva 4 mesi, il fratello più grande mio era in Russia, ha fatto la guerra in Russia, è stato prigioniero tre anni e del comune di Mercatino Conca, che noi eravamo di Mercatino Conca, è ritornato solo lui, tutti quelli della classe del ’22 è tornato solo lui….. BAMBINO 13 (Alessandro) - Quanti anni avevi quando è iniziata la guerra? ANITA - Quando è iniziata la guerra io avevo 14 anni, quando la guerra è passata da noi io ne avevo 18…noi eravamo a tavola che mangiavamo e ci siamo visti i tedeschi aprire le porte dentro casa, chi andava nella camera di là, chi andava di qua, io quella sera cosa non avrei fatto…la paura…noi siamo andati tutti nelle grotte, d’estate, il babbo e gli altri si erano fatti la grotta perché sapevamo che sarebbero arrivati, che venivano sempre più avanti, quindi siamo andati nelle grotte e abbiamo lasciato la casa così com’era, dopo un mese siamo stati 15 gg nelle grotte, 15 gg siamo stati sfollati perché era arrivato il tifo che era morta una ragazza, e ci sono venuti a liberare i soldati la ragazza con il tifo l’ hanno portata in Urbino, ma dopo 2 o 3 giorni è morta, noi con la mia famiglia e tutti gli altri, quando siamo stati liberati ci hanno portato in una casa e stavamo nella stalla con della paglia sotto, sembrava che i cannoni rombavano di meno, ma noi sempre con quella paura…. BAMBINO 14 - La maestra era molto severa? ANITA - Un po’ più di quelle di adesso….la maestra quando aveva bisogno di andare da qualche posto, fuori, di sotto e non so, metteva un bambino alla lavagna e doveva segnare i nomi di quelli che si muovevano o quelli che parlavano, e poi se facevamo qualcosa che non dovevamo fare, tipo parlare o fare i dispetti, ci metteva dietro la lavagna e dovevamo stare lì per un periodo di tempo BAMBINA 15 (Emma) - Quali erano i canti tipici di quel posto? ANITA - Io sono venuta su da piccola con la passione del canto, dopo da ragazza andavo a cantare in chiesa, dopo ho sempre avuto quella mania del canto e ancora qualcosina faccio, cioè canto ancora….noi cantavamo anche durante la giornata, quando mietevamo il granoturco, quando si batteva la canapa e il lino, quando trebbiavamo il grano.. BAMBINA 16 (Greta) - Trascorrevi più tempo con la mamma o con il babbo? ANITA - Uguale, perché eravamo tutti a casa, non è che il babbo lavorava da un’altra parte o la mamma lavorava da un’altra parte…… PROF.SSA - Com’erano i rapporti tra genitori e figli? ANITA - Non erano come adesso, perché adesso si sposano e vanno per conto loro, una volta invece rimanevano in casa i figli, non andavano ad abitare in altri posti, le femmine si sposavano e andavano via e i maschi rimanevano in casa….il rapporto con i genitori era così, dico la verità io non ho imparto niente dalla mamma, imparavamo qualcosa quando stavamo con gli amici, con la mamma non c’era quel dialogo come c’è adesso, una volta noi eravamo più disciplinate, la mamma ci stava dietro, ci chiedeva sempre dove andavamo, se non c’era la mamma non si usciva, se non c’era la nonna non si usciva…non è che c’era un gran rapporto con i genitori, perché erano sempre lì….. BAMBINO 17 - Nel vostro paese c’era povertà? ANITA - Molta, c’era molta povertà e molti ricchi, noi eravamo i contadini dei capi, come adesso che ci sono i capi industriali, e allora c’erano molti poveri perché eravamo tutti contadini, anche quelli che non avevano terra, e noi li chiamavamo i ‘casanti’, cioè operai….. BAMBINA 18 (Nicoletta) - Nel vostro paese c’erano molte case o poche? ANITA - Era molto grande il comune, però il paese era piccolo….. PROF.SSA - Come si usava come via di comunicazione? ANITA - C’era la posta…….per il resto si andava sempre a piedi, per esempio la bicicletta non si usava, questo prima della guerra, nel dopoguerra è cambiato tutto. |
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