L'Esperienza Condivisa - 2a parte
Cattolica

Condivisa nella Scuola Media di CATTOLICA, 3a media
Assieme al testimone Silvio Fedeli, con Gianluca, Giulia e Riccardo
Proiezione documentario video e dibattito, 12 aprile 2007

 

SILVIO - (Mostrando il suo diploma) Questo è il mio primo diploma che l’ ho conservato…della scuola elementare. Sapete, io ho compiuto 82 ani, quindi anche l’udito non è proprio più perfetto come dovrebbe essere…
GIULIA - Ma lei è andato in guerra?
SILVIO - Io?,no, l’ ho vissuta la seconda guerra, 40’-45’, la ricordo tutta, anzi dirò che i miei fratelli, tutti nei militari; quella volta l’Italia era un paese agricolo, io a 17-18 anni, perché sono nato nel 1925, la guerra iniziò nel 40’-45’, dovetti lavorare un podere in campagna, a San Giovanni in Marignano da solo con la mamma, il nonno, il bisnonno e così via, però la ricordo tutta, anzi dirò, sulla guerra a noi, avevano già fatto la visita militare, e il colonnello di Forlì c’aveva già spiegato di tenerci pronti, per partire per andare in guerra, però l’8 settembre del 43’ venne l’Armistizio, e quindi l’esercito italiano si sfasciò, ed io rimasi a casa e quindi la guerra non l’ ho fatta, dopo mi hanno richiamato, appena finita la guerra, perché noi eravamo già arruolati, avevamo già fatto la visita medica e quindi eravamo abili per fare il militare, quindi la ricordo tutta, quindi il passaggio dl ponte, cosa c’ hanno fatto i tedeschi, però non ho combattuto.
BAMBINO X - Quanti anni avevi?
SILVIO - 18 anni, avevamo fatto la visita militare, il mese di luglio a Marciano di Romagna, e il colonnello ci aveva detta di tenerci pronti, nell’eventualità della chiamata…
BAMBINO X - Ma quando è cominciata la guerra avevi 13 anni..
SILVIO - No, ne avevo di più, perché la guerra è cominciata nel 40’, Mussolini dichiarò guerra nel 40’ in giugno, il mio fratello, Antonio, lui ha fatto sette anni, prima il militare di leva, e subito scoppiò la guerra è stato richiamato,
BAMBINO X - ?
SILVIO - Sì, sì, devo dire che durante la guerra siccome noi eravamo stati già arruolati, avevamo fatto la visita militare ed eravamo abili già. Io ho dovuto stare nascosto, come leggete voi, i partigiani, quindi ho dovuto fare il partigiano, a dormire fuori di casa, i carabinieri di Cattolica, dove c’era la vecchia stazione, non la nuova, siccome noi dovevamo andare via, e io non andai via, allora mettevano una cartolina e ci dovevamo presentare per andare via, e da quel momento io e gli altri ci buttammo in campagna, non siamo andati via perché era venuto l’Armistizio, l’esercito italiano si sfasciò e non si sapeva cosa fare. Quante volte i carabinieri vennero a casa dai miei genitori a dire dove era, e i miei genitori gli rispondevano “E’ andato via, ha preso la valigia”, e invece ero andato in montagna. Quindi quella è un’esperienza che l’ ho vissuta, poi quando è passato il fronte, tutto è passato e c’ hanno richiamato dopo, dopo che l’esercito si è ricomposto, dopo la fine della guerra, però ancora c’erano tutte le caserme, troppe!, quindi, io, fra l’altro quella volta c’era la tessera per mangiare, sono degli episodi che li ricordo…
BAMBINO Y - Gli dica che cos’era la tessera?
SILVIO - La tessera, quando c’era la guerra, allora, poi ci davano tanto grano ogni persona, e lo dovevamo far bastare, ma era poco, perché dietro la macchina che abbiamo visto, c’era uno della guardia nazionale, che segnava il grano che noi avevamo, quella volta l’Italia era un paese agricolo e quindi si viveva di grano, di roba che facevamo noi; e quindi quello non bastava, era un po’ minima quella quantità…
RICCARDO - Ma lei è nato a San Giovanni o a Santa Maria in Pietrafitta?
SILVIO - Sono nato a Santa Maria in Pietrafitta, via Ca’ Bordoni……..
RICCARDO - Conosci Venerina Cecchini?
SILVIO - Cecchini Venerina? La conosco bene, eravamo contadini assieme? E’ la tua nonna?
RICCARDO - Sì…Conosci Germano?
SILVIO - Sì, siamo stati amici…è il tuo nonno?
RICCARDO - Sì!
SILVIO - Aveva due anni in meno di me, era del 1927, abbiamo lavorato assieme; io sono nato a Santa Maria e vivo ancora a Santa Maria, te vieni lì nel bar, ti ho visto col babbo?!
RICCARDO - Sì…
BAMBINO Z - Le volevo chiedere se conosceva Aurelia Tordi, che sarebbe la ‘Camilena’, cioè la chiamavano così…
SILVIO - La Camilena la stava ma i burdon, la conosiva……uno alla mia età, 82 anni, avendo sempre vissuto nello stesso comune conosce tutti. Io vi volevo dire che desso c’è il pulmino, io abitavo, perché il figlio della Venerina, cioè la tua nonna, abitavamo assieme al girasole, laggiù c’è un contadino, un gran casone, e quella volta si veniva a piedi a San Giovanni in Marignano, in piazza Silvagni, tutta a piedi si faceva, e a volte si faceva il doposcuola, adesso li trovate nelle bancarelle, si prendeva un soldo di mortadella, di mostarda, di marinata, oppure due soldi, era quello il magiare, si faceva il doposcuola e poi si tornava a casa a piedi, quella era la vita di quella volta; a me per esempio mi piaceva studiare, allora però, le possibilità dei nostri genitori non c’erano, e quindi ho fatto la quarta elementare e poi ho dovuto andare a lavorare in campagna con i miei genitori, quella volta era così, era una vita dura, era una vita piena di stenti, non è come adesso, adesso è diverso, siamo obesi per mangiare troppo, una volta non c’era bisogno di misurare il colesterolo….
GIANLUCA - Ha conosciuto Ciotti Pietro?
SILVIO - San Giovanni?
GIANLUCA - ?
SILVIO - A San Giovanni io un Ciotti lo conosco, lo conosco bene, se è quello….è i tuo nonno?
GIANLUCA - No, è il mio bisnonno! Ha combattuto anche durante la prima guerra mondiale….dopo è morto di vecchiaia…..
BAMBINO T - La sua era una famiglia numerosa?
SILVIO - Sei fratelli eravamo, però, mia mamma ne aveva fatti nove, dieci, undici….ma qualcuno è morto perché non rea in buona salute, noi siamo rimasti in sei fratelli, quattro maschi e due femmine. E la foto che vi ho fato che vi ho fatto vedere, l’ ha fatta Canditoti, che lo chiamavano “Il Mago della foto”, che è uno zio dell’attuale Canditoti, che era della classe di mio fratello, 1907, mi raccontava mio fratello che quando lui andava a scuola, faceva tutti quegli scarabocchi di disegni, e diventò un fotografo importante, di fama circondariale.
BAMBINO G - Di solito durante la giornata, quali erano gli alimenti che si mangiavano?
SILVIO - Quella volta, quando l’Italia era un paese agricolo si mangiavano i fagioli, la polenta, gli gnocchi con le patate, perché erano cose che si prendevano dalla terra. Quella volta in Italia c’erano i contadini, che adesso la  di fatti la mezzadria è venuta proprio tolta dalla costituzione italiana, mi sembra  nel 70’, non ci sono più i contadini…quella volta la terra era dei padroni, noi lavoravamo la terra e ci dava, per esempio avete visto la macchina trebbiatrice, 100 quintali di grano, e metà era il nostro, perché lavoravamo la terra, ma la terra era di proprietà di un ricco, ci sono anche oggi, oggi ci sono proprietari di fabbriche più che di terreni, perché l’agricoltura è stata un po’ abbandonata, ma ci sono anche tanti proprietari terrieri, come ‘Gagion’, quello che c’ ha la cantina, o come la cantina del monsignore, chi non è andato  visitarla?, una cantina moderna e andare dentro è una bellezza…
BAMBINO S - Si riusciva a fregare il padrone nascondendo delle cose…
SILVIO - Sì…c’erano dei piccoli proprietari che andavano tutti i giorni a vedere se il contadino fregava qualche cosa, e quindi fregare non era possibile, parlo di chi aveva un podere o due, noi invece,a  san Giovanni in Marignano, i due proprietari più grossi erano di Corboncio e Ispina, allora in quei casi loro venivano molto di meno perché già erano ricchi, e quindi sui raccolti qualche cosina, ma non di troppo perché facevano i conti anche loro. Però, voglio dire, quella volta il contadino stava meglio sotto un grosso proprietario, che sotto uno che aveva un podere o due, perché quelli sorvegliavano giornalmente, invece da noi veniva quando si trebbiava il grano, la sulla e i lupini, venendo di meno e venendo poco, c’erano un pochino di spazio. Ad esempio io mi ricordo la mia mamma quella volta, i proprietari terrieri, perché l’Italia, teniamo ben presente che era un paese agricolo, Mussolini ha fatto la battaglia del grano per avere il fabbisogno della nazione, ecco perché la battaglia del grano era che chi faceva appello ai proprietari, di mettere sto grano…perché quella volta quando c’era l’autarchia bisognava vivere con quello che si riscuoteva, l’autarchia voleva di re che lui non lo  comprava in altri stati, perché bisognava pagare in oro e quella volta c’era la miseria, e allora diceva ai proprietari di mettere, per esempio se io avevo dieci ettari di terreno, di metterne sette a grano più dell’ altra roba per avere il fabbisogno per la nazione, per avere la quantità di grano sufficiente per i contadini e per la popolazione, quello si chiamava autarchia.
BAMBINO K - Quindi i contadini che possedevano la terra che lavoravano, anche se magari ne avevano poca, erano pochi?
SILVIO - A San Giovanni in Marignano i proprietari più grossi erano spina e Corboncio, però c’erano tanti piccoli proprietari che avevano un podere o due, allora siccome loro volevano fare una vita migliore di quella del contadini andavano una volta ogni quindici giorni o una volta alla settimana, a vedere che i contadino non rubasse niente, in poche parole; e allora si stava meglio sotto i proprietario grosso ce sotto il proprietario grosso…noi lavoravano la terra e metà del raccolto lo davamo al padrone. Per chi comprende ve ne dico un’altra, quando si faceva una scrittura che il padrone ti dava il podere, cioè io vengo a casa tua e chiedo se mi dai il tuo podere perché la mia figlia, la mia famiglia si è allargata e ha bisogno di un podere più grande, c’era di più, il proprietario si doveva; ad esempio io mi ricordo pagavamo al proprietario 12 uova al mese perché le galline mangiavano un po’ di grano e vivevano con la terra che non era la nostra era del padrone, allora 12 uova al mese, e poi bisognava portare i capponi per Santa Lucia, che dopo loro li vendevano, bisognava portare i galletti per la manna del grano, quella volta si facevano i covoni, quella volta il grano si tagliava a mano, avete visto quella trebbiatrice…noi per esempio, noi facevamo duecento covoni, allora bisognava fare duecento spighe di grano le più belle e portarle al padrone, con un paio o due paia di galletti, poi era sulla scritto, poi quando il padrone ci dava il podere, poi si portavano le pollastre per carnevale, insomma i prodotti migliori, perché siccome il padrone diceva che noi tenevamo le galline, le oche, le anatre, i gallinacci, e mangiano anche della mia roba, allora come tale, era proprio per obbligo, da contratto, dare queste cose al proprietario. Ma c’era di più, siccome quando  i nostri genitori facevano l’allevamento delle pollastrelle che facevano le uova più piccole il primo anno, perché erano più piccole, allora la padrona in quel caso era la moglie del proprietario, aveva fatto come un vallo, quelle che passavano non le volevano, se le addebitavano sui conti, quindi o erano belle le uova o se non  le volevano.
BAMBINO H - Hai mai visto Mussolini?
SILVIO - Sì, l’ ho visto nel 33’ che è venuto a parlare sul balcone a San Giovanni in Marignano vicino alla torre, io avevo circa 8 anni e ero con i miei fratelli…dopo una volta , dopo che ero stato a Predappio, venendo giù, ho chiesto di entrare, per trovare un libro a villa Carpena, Prima sono andato a Predappio alla tomba di Mussolini, poi  lassù ho chiesto di un libro, e siccome non l’avevo trovato, né nelle librerie a Rimini, e neanche in altri posti, allora m’ hanno indicato da Predappio di andare a villa Carena. E’ una villa vecchia circondata da 5-6 ettari di terreno, suono e c’è i l custode, gli do tutte le mie generalità, gli ho detto io le lascio i soldi, so che lei li ha, voglio un libro dedicato e scritto da lui sulla sua vita e dedicato alla mia vita. Va da questa signora dentro e dice di entrare, entriamo noi e due tre nipoti, là c’è un giardino grande, una semi-aiula, una grande stanza da pranzo e ci siamo messi a parlare, abbiamo parlato tanto, e poi fra l’altro quel libro, nelle librerie, quando uscì costava 22 milalire, allora io gli ho fatto una gran polemica che volevo tornare con degli amici, all’ultimo me l’ ha regalato, non ha voluto niente e poi gli ho detto io c’avrei degli amici, ma non è facile arrivare qui, allora m’ ha scritto l’indirizzo per quando dovevo andare, per ritornare.
BAMBINO J - Il figlio di un contadino poteva studiare?
SILVIO - Pochi…sapete com’era una volta? Io ho un fratello defunto che era nei frati, una volta il contadino, quelli che avevano un podere molo buono, per esempio nelle pianure, vicino al paese, invece noi in collina non avevamo neanche l’acqua, quindi anche nei contadini c’era chi stava meglio e chi stava peggio, in ogni caso era difficile che si riuscisse a studiare, mentre invece c’era una mentalità signorile per il mio fratello, mi ricordo quando studiava, allora c’erano quei signorotti aiutavano un po’ di più se le persone andavano nei preti o nei frati…se io volevo studiare da geometra o segretario d’azienda, che era già uno studio elevato per quei tempi, perché non si parlava mica di ingegneria, allora ti aiutavano, o se no era molto difficile.
BAMBINO H - Cosa avrebbe voluto fare nella vita, se non fosse stato costretto a scappare a accusa della guerra?
SILVIO - Avrei voluto studiare….quindi voi studiate, e vi dico anche perché…..io a 17-18 anni al tempo della guerra quando dovevo andare per forza negli uffici, a volte mi vergognavo, adesso leggo e scrivo, ma se devo mandare una lettera, per esempio io ho tanti amici ingegneri o architetti, mi vergogno perché faccio un sacco di errori di punteggiatura e anche altri.
Mi raccomando ragazzi studiate!, perché io capisco tutto ma poi a scrivere faccio fatica, lo studio è la base di tutto, perché poi se si va a parlare con un intellettuale ci può dare da intendere delle cose che non sono neanche vere; invece se voi avete studiato, non è che l’altro vi può raccontare una barzelletta invece a me la può raccontare perché sa che c ‘ho solo la quarta elementare.
BAMBINO L - Se non andavano bene le uova come si faceva?
SILVIO - Si mettevano nei conti, che si facevano una volta all’anno, perché era tutto a metà compreso il concime, e quindi se le uova erano troppo piccole, avevamo un debito perché le uova quel mese non le avevamo portate…..e quindi loro sapevano fare i conti.
BAMBINO D - Ha lavorato per tanto tempo?
SILVIO - Io ho lavorato la terra fino al 1956, poi quando c’è stato lo spopolamento delle campagne, siccome la vita era dura, si lavorava e si prendeva poco, quando è arrivato sto tantino di benessere, sia al mare, le donne alla pensione egli uomini nell’edilizia, allora è avvenuto lo spopolamento delle campagne e siamo andati via, e abbiamo fatto altri lavori, chi il muratore, chi l’idraulico, chi il falegname.
BAMBINO A - Se vi beccavano mentre fregavate un po’ di grano?
SILVIO - Quando si poteva non ci beccavano mai, perché la notte dormivano anche loro! (ride)……………In ogni caso bisognava stare molto attenti perché se ti beccavano ti mandavano la raccomandata e ti licenziavano e dopo era difficile trovare un altro podere, molto difficile perché i proprietari si conoscevano tra loro.